Attualità

Calamità naturali e gravi responsabilità

Stiamo assistendo, una volta ancora, ad una serie di calamità che mettono in ginocchio varie aree dell’Italia. I cambiamenti climatici, dovuti alla crisi ambientale, non sono i soli responsabili, infatti la responsabilità è anche del dissesto idrogeologico e del consumo del suolo, il cui abuso sconsiderato ha una grande colpa per quanto sta avvenendo ed è avvenuto nei giorni scorsi, dalla Sardegna all’Emilia alle vaste aree di montagna.

A luglio uno studio dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha presentato il rapporto 2020 sul consumo del suolo in Italia nel 2019. Il dato è impressionante, il consumo del suolo avanza due metri al secondo con un totale di 57 milioni di metri quadri. Una volta di più la politica ha dimostrato di essere inaffidabile, infatti da tempo è stata presentata in parlamento una proposta di legge per portare a zero l’inutile consumo di terra, il provvedimento avrebbe finalmente dovuto essere approvato nel primo trimestre del 2020 ma nulla è stato fatto. Pur tenendo conto dell’emergenza Covid il non aver discusso ed approvato una legge che, seppur tardiva, avrebbe almeno cominciato a mettere in moto le iniziative necessarie ad impedire per il futuro tante delle catastrofi alle quali stiamo assistendo è una grave responsabilità non solo politica. Quando fiumi, torrenti, canali esondano distruggendo raccolti, attività, macchine, suppellettili, causando anche vittime umane e animali, quando per ripristinare i danni, qualora sia possibile, si sprecano tante energie e tanto denaro pubblico e privato a chi si deve attribuite la responsabilità di aver lasciato costruire dove era pericoloso, addirittura sui greti dei fiumi, di non aver bonificato, pulito i letti dei fiumi spesso spostati a nostro piacimento, di non aver  messo in essere le necessarie misure? Il Lambro ed il Seveso, a Milano, esondano da prima degli anni ‘80, il Secchia ed il Panaro mettono continuamente a rischio Parma e Modena, in Sardegna sono stati sommersi dalla stessa inondazione di sette anni fa, per non parlare della Liguria e di tante aree del centro sud compresa la Calabria, vittima recente di un nuovo disastro.

L’Italia in sei anni ha perso superfici agricole con un potenziale di produzione di tre milioni di quintali, e con conseguenza la capacità di assorbimento di 250 milioni di metri cubi di acqua piovana che ora scorrendo in superficie, e non più assorbita dal suolo, procura il dilavamento dei terreni, vari allagamenti e rende sempre più povera la falda acquifera. Occorre un immediato censimento delle aree abbandonate, dismesse per poterle riconvertire senza procedere, là dove non sia assolutamente necessario, a nuove costruzioni, l’Ispra ci segnala inoltre che nonostante vi sia un continuo calo demografico vi è un continuo aumento di edificazioni mentre molte altre, troppe, costruite negli anni passati sono abbandonate, lasciate deperire e crollare. La sola città di Roma ha incrementato, in un anno, di 108 ettari il suolo cementificio. La Liguria è la regione con il massimo indice di suolo impermeabilizzato in aree che presentano seri pericoli geologici per il ruscellamento delle acque, e quanto è accaduto, e continua ad accadere, dimostrano quanto sia criminale non intervenire.

Uno stato assente, disattento, a volte complice di coloro che in modo spregiudicato e colpevole pensano solo al loro immediato interesse senza avere nessuna attenzione per le conseguenze che deriveranno dalle loro azioni. Una specie di anarchia generale dove mancano le regole o, se sono, non sono applicate. La crisi economica, sanitaria, morale che il covid ci sta costringendo ad affrontare non consentono ulteriori indugi, chi non interviene è altrettanto colpevole di chi ha costruito abusivamente e continuando di disastro in disastro sarà anche responsabile di procurata strage.

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