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Dalla Finlandia un esempio per l’Europa dei nazionalismi obsoleti e dei mondialismi pericolosi

Mentre alcuni partiti, dalla Lega ai 5 Stelle ad Avs, contestano la necessità dell’Europa di difendere l’Ucraina, per difendere anche il proprio futuro e la propria indipendenza, e di organizzarsi, si spera il prima possibile, per avere armamenti ed esercito sinergici, la Finlandia si è già da tempo organizzata per resistere a possibili invasioni militari e per impostare una nuova regola di vita che crei un unicum tra tutti i suoi cittadini.
La Finlandia è un Paese piuttosto freddo, dove non è semplice abitare, il clima dell’Artico è duro ed è difficile confrontarsi col territorio tra foreste innevate e laghi ghiacciati, una sfida continua che i suoi abitanti vincono ogni giorno.
Una sfida che ha creato un modo di vivere diverso, partendo dal sistema educativo che ha permesso alla Finlandia di essere in cima alle classifiche del ‘Program for International Studies Assessment’ dell’Ocse, programma che misura il grado di alfabetizzazione e le capacità matematiche dei bambini i quali coniugano lezioni e diversi minuti dedicati a gioco e vita all’aria aperta, nonostante il clima sfavorevole.
Tornando alla necessità di difendersi, la Finlandia ha il secondo confine più lungo con la Russia, 1.340 km contro i 1.576 dell’Ucraina.

Il popolo finlandese col suo sistema è riuscito a restare indipendente dopo ben due attacchi, nel secolo scorso, da parte russa.
Gli abitanti sono 5 milioni, i militari di leva solo 23mila ma il sistema che è stato messo in piedi consente di aggiungere 176mila uomini e donne delle forze territoriali immediatamente richiamabili in caso di guerra ed altre 700mila persone pronte a mobilitarsi e addestrate a lottare per la propria comunità.

Un recente sondaggio, pubblicato anche da riviste italiane quali Sette del Corriere della Sera, ha rilevato che l’80% dei finlandesi è disposto ad attivarsi e a combattere per la libertà e l’indipendenza della loro nazione se la Russia dovesse attaccare. In Italia sembra che solo il 14% sarebbe disposto ad impegnarsi.

In Finlandia alla base della società vi è la regola del “mutuo soccorso”, da noi sembra esserci quella della mutua reciproca distruzione.

L’Europa ha bisogno di una politica comune, di un esercito comune, ma in attesa che ci si metta d’accordo, dopo anni di inutili parole, si potrebbe iniziare ad insegnare, in tutte le nostre scuole, cosa significhi vivere insieme, aiutarsi e credere nel proprio Paese come avviene in Finlandia, senza idee nazionaliste obsolete o visione mondialiste distorte.

Forse con umiltà e semplicità dovremmo guardare a chi è stato capace, nonostante le difficoltà del clima e del pericolo sempre alle porte, di creare una società coesa, preparata, scevra da tante parole inutili e pronta ad agire.

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