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Draghi: tra Omt e credito alle imprese

Ancora oggi si tende ad attribuire al governo Monti ed in particolare al suo presidente l’effetto di aver diminuito lo spread attraverso la propria azione di governo e riportato il nostro Paese alla normalità economico finanziaria. Bisogna invece ricordare come l’azione del governo Monti rappresentò la solita banale politica basata semplicemente sul taglio della spesa sociale (e quindi anche sanitaria) e contemporaneamente sull’aumento delle  tasse in modo da riproporre  un equilibrio parziale tra Pil, spesa e debito pubblico.

Contemporaneamente nel mercato secondario il presidente della BCE Mario Draghi acquistava attraverso gli OMT i titoli del debito pubblico italiano contribuendo in maniera decisiva all’abbassamento dello spread.

Un’azione che ha avuto la sua massima espressione dal 2015 ad oggi attraverso il quantitative easing il quale ha determinato, essendo questo rivolta tutta l’Europa, sostanzialmente l’azzeramento dei tassi di interesse. Una opportunità unica per i governi che si sono succeduti alla guida del Paese, quindi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2 che è stata utilizzata invece per espressa volontà politica non tanto per la riduzione del debito quanto per un aumento ulteriore della spesa pubblica che dal 2015 ad oggi ha avuto un tasso di incremento doppio rispetto al PIL fino al 2019.

Solo così risultarono finanziariamente sostenibili gli 80 euro del governo Renzi, come il reddito cittadinanza, gli stessi finanziamenti all’accoglienza ed infine il reddito cittadinanza e quota cento.

In particolare gli 80 euro come il reddito cittadinanza e quota 100 vennero addirittura sostenuti e giustificati come fattori di espansione della domanda interna: i loro effetti invece risultano risibili tanto quanto coloro che li proposero ed approvarono.

L’epidemia del Covid-19 di fatto chiude questo periodo di “sospensione dalla realtà” inteso come la valutazione dei fattori economici della quale hanno usufruito senza comprenderne il valore i governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2.

Ora finalmente sta prendendo forma una volontà politica la quale avendo compreso come il governo in carica risulti assolutamente al di sotto di uno standard minimo di sufficienza indica in Mario Draghi l’unica personalità di livello internazionale che goda di autorevolezza internazionale per affrontare le sfide della ripresa economica. L’ex presidente della BCE rappresenta l’unica figura italiana che possa giustificare un maggior debito (assolutamente inevitabile) senza un’esplosione delle voci di spesa improduttiva in quanto la sua considerazione garantisce il solo utilizzo “funzionale” di questi finanziamenti.

In questo senso, tuttavia, va ricordato come gli OMT che molti indicano come l’asso nella manica del nuovo presidente del Consiglio rappresentano uno strumento di politica monetaria (quindi di macroeconomia) importantissimo in questo senso in quanto permetterà di immettere liquidità nel sistema economico. In questo senso anche l’acquisto di “commercial paper” emessi dalle aziende potrebbe ottenere un ottimo risultato sempre in una visione “macro” economia forse, ma sicuramente dagli effetti immediati.

Il primo step, tuttavia, da garantire in prospettiva è rappresentato dalla estensione delle garanzie bancarie per quanto riguarda le posizioni delle aziende e delle partite IVA presso il sistema bancario.

In altre parole, se da una parte la politica monetaria può assicurare una gestione ed il controllo dello spread e dei tassi di interesse e di conseguenza dei costi del servizio al debito dall’altra parte risulta vitale avviare un’azione legata all’economia reale o “micro” che fornisca quell’ossigeno di liquidità necessaria dopo un mese o forse due di chiusura. Questa strategia può nascere solo da un’intesa tra governo in carica e sistema bancario. Come la creazione di un fondo fiduciario con garanzia, per esempio, della Cassa depositi e prestiti per ridare ossigeno al momento della riapertura delle attività prive di ogni flusso di cassa.

Contemporaneamente l’annullamento dello split payment, per parlare sempre concretamente, potrebbe offrire una nuova liquidità che altrimenti rimane presso le casse dello Stato  per un periodo non più sostenibile con i tempi eccezionali attuali.

In altre parole risulta assolutamente fuori dalle tempistiche necessarie per una ripresa economica la volontà di avviare un piano di investimenti infrastrutturali i cui effetti sarebbero visibili solo nel medio-lungo termine per tradursi in fattori di competitività per il sistema economico italiano (https://www.ilpattosociale.it/attualita/strano-paese-litalia/).

La politica monetaria rappresenta il braccio di una strategia economica la quale non può questa volta dimenticare l’economia reale. Quest’ultima si sviluppa attraverso la sintesi  di professionalità, know how industriale e credito in tempi normali. Il nostro Paese, invece, arriva a questa crisi  dopo un 2019 disastroso preceduto da una crescita economica assolutamente insufficiente (2015/2018). Ora per creare un minimo di condizioni di riavvio del ciclo economico la liquidità come la garanzia ed il sostegno al credito rappresentano la conditio sine qua non al fine di permettere la rinascita un paese che merita il credito che da troppo tempo gli viene negato a causa di una classe politica e dirigente assolutamente inadeguate.

 

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