E’ già una guerra globale
Una guerra può essere definita mondiale anche in ragione delle proprie conseguenze ed indipendentemente dal numero o dalla geolocalizzazione degli stati coinvolti.
Il concetto di legittimità di un’azione di guerra se finalizzata al conseguimento di determinati obiettivi politici o della stessa sopravvivenza di uno Stato (Israele ma non certo gli Stati Uniti) può anche venire adottato come giustificazione nei confronti di uno Stato oppressore o, come si suole dire adesso, “canaglia”.
Come logica conseguenza, se questa guerra in Medioriente viene giustificata con il conseguimento della messa in sicurezza dei confini israeliani oltre a colpire “uno stato canaglia” che finanzia gruppi terroristici, tuttavia andrebbero considerate le pesanti conseguenze che subiscono fin da subito le economie di altri paesi. Questo vale tanto per l’Europa quanto per il mondo intero proprio in ragione delle dirette conseguenze energetiche, ma non solo, che questo conflitto inevitabilmente determina.
Questa terribile evoluzione, in altre parole, trasforma un conflitto regionale come ce ne sono stati decine nello stesso Medio Oriente e in altre zone del mondo, proprio in ragione delle conseguenze definisce i nuovi confini di una guerra continentale che rappresenta l’anticipazione di uno scenario bellico mondiale del quale ne potranno approfittare altri regimi politici come la Cina (*).
Allora in questo nuovo contesto mondiale, però, non possono più risultare sufficienti le premesse che hanno scatenato questo conflitto all’inizio, e non esistono più giustificazioni o legittimazioni proprio in ragione delle conseguenze che subiscono gli altri Stati estranei alle tensioni regionali iniziali.
Come logica conseguenza il conflitto che molti ancora oggi considerano “legittimo” per la sicurezza di Israele, mentre per quanto riguarda gli Stati Uniti la motivazione risulta molto più oscura, proprio in ragione della sua evoluzione continentale e delle conseguenze per gli Stati non interessati nello scenario geopolitico medio orientale, assume già ora le caratteristiche di una guerra mondiale.
Le stesse responsabilità andrebbero quindi attribuite a quelle autorità istituzionali che hanno rifiutato una difficile trattativa diplomatica privilegiando la semplicità della
guerra non valutando gli effetti della propria decisione per il mondo intero. Le difficoltà incontrate dagli Stati Uniti, i quali erano convinti assieme ad Israele di essere in grado di gestire una guerra lampo, dipendono anche dalle diverse motivazioni (politica vs religiosa) dei due eserciti, le quali non permettono il conseguimento di una ” facile vittoria” come quella auspicata da Trump e Netanyahu.
Sembra proprio che le sconfitte in Vietnam e in Afghanistan non abbiano insegnato nulla tanto in campo politico quanto ancor peggio in quello militare.




