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E se Luxottica fosse uno strumento?

E se il vero obiettivo finale non fosse tanto Luxottica ma potesse rappresentare uno strumento o il mezzo per raggiungere un altro e molto più ambizioso obiettivo? L’operazione Luxottica ormai può venire definita e conclusa con la disponibilità confermata dalle banche di finanziarla.

Tuttavia ad un’analisi un po’ più attenta, e forse anche maliziosa, sembra che dietro alle banche (Bnp Paribas, Credit agricole UniCredit), ci potrebbero essere degli operatori francesi non direttamente interessati alla gestione del Colosso dell’occhialeria Agordina (1).

Un altro particolare interessante emerge da un’analisi comparativa con la vicenda Safilo, altra azienda dell’occhialeria dalla provincia di Belluno, in quanto sembra si stia ripetendo quello che è stato il copione con l’acquisizione di Safilo da parte di uno dei tre fratelli con gli esiti noti (2).

A questi primi due punti di analisi andrebbe aggiunta un terzo in considerazione del fatto che questa operazione finanziaria non possa essere definita come una scalata ostile.

Viceversa è una classica operazione di mercato che illude il protagonista della scalata di essere il più forte (all’interno della holding che controlla l’industria Luxottica) ma contemporaneamente lo rende più debole e vulnerabile proprio per il peso dei debiti (3) nei diversi scenari con i quali si confronta. In altre parole le banche fornirebbero gli strumenti per indebolire la Holding impegnata in altri scenari finanziari.

Questa perdita di peso specifico della Holding rappresenta allora un aspetto fondamentale all’interno di un’altra vicenda finanziaria, ben più pesante, rappresentata dall’assalto all’ultima fortezza finanziaria italiana.

All’interno, infatti, della complicata disputa per il controllo delle Generali di Trieste (con un fatturato pari a tre volte quello della Luxottica), l’alleanza tra Delfin e Caltagirone ha rappresentato un argine italiano contro i soci francesi che volevano impadronirsi del controllo gestionale dei Risparmi del Colosso triestino (4).

Da questo confronto ed unendo i quattro punti lo scenario che ne segue risulta decisamente diverso perché Luxottica da preda di una scalata diventa uno strumento per indebolire la Holding Delfin.

Infatti pur mantenendo l’alleanza con Caltagirone, anche attraverso partecipazioni ed acquisizioni bancarie (*), in rapporto allo scontro di potere per il controllo di Generali i due protagonisti italiani sono destinati a perdere potenza e credibilità proprio a causa della situazione debitoria della holding Delfin che controlla Luxottica, a tutto vantaggio degli antagonisti francesi.

(*) Quote di Generali sono detenute da Delfin (Gruppo Del Vecchio, circa il 10%) e dal Gruppo Caltagirone (circa 7%), che esercitano con la loro Alleanza una forte influenza.

Nel 2025, si segnala l’ingresso rilevante del Monte dei Paschi di Siena (MPS) come azionista nel quale a loro volta hanno una importante quota Delfin e Caltagirone, attraverso questo hanno anche acquisito Mediobanca che detiene il circa il 13,1% di Generali.

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