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Europe First

Siamo dovuti arrivare al settembre 2021, e più  precisamente al Forum Ambrosetti,  per  sentire che uno degli obiettivi del nostro Paese e dell’Unione Europa debba essere rappresentato dal conseguimento di una maggiore indipendenza tecnologica. Lo ha candidamente affermato il ministro Colao il quale con estrema semplicità, a distanza di soli sei (6) anni, come governo in carica adottano probabilmente, comunque a propria insaputa,  uno dei cardini della politica di sviluppo economico statunitense introdotta dall’amministrazione Trump e successivamente  dall’attuale presidente  Biden (30.07.2021 https://www.ilpattosociale.it/attualita/glory-and-pride-made-in-usa/).

Emergono tuttavia  evidenti due fondamentali criticità rispetto alla strategia Made in Usa le quali riducono  la consistenza delle dichiarazioni del ministro ad un bigliettino di desideri a Babbo Natale rispetto alla politica pragmatica delle amministrazioni statunitensi.

Innanzitutto va ricordato come l’indipendenza, soprattutto tecnologica, sia in buona parte nei confronti della Cina e trae la propria giustificata origine dal presupposto di una già conseguita, ormai, indipendenza energetica. Questo traguardo rende l’economia statunitense quasi autosufficiente risultando basata per i quattro quinti su consumi interni, mentre il precario equilibrio italico tra crescita economica e debito pubblico si regge da anni sulla nostra vocazione export oriented.

In questo contesto probabilmente sarà sfuggito al ministro “tecnico” del governo Draghi come la politica estera statunitense da anni sia già di per sé l’espressione più evidente di una scelta sempre più isolazionista e sia perfettamente proprio l’espressione di questa sicurezza energetica frutto appunto della indipendenza.

Contemporaneamente si  esprime in questo modo  anche  una evidente critica  politica ed economica ad un mercato globale all’interno del quale un regime totalitario come la Cina viene messa nelle condizioni privilegiate di trarre i massimi vantaggi  a costo delle democrazie occidentali (27.03.2018 https://youtu.be/ZKvXD4KxfV8 ).

In questo contesto la politica europea e quella italiana risultano ben lontane dagli step operativi che l’amministrazione Trump prima e Biden ora hanno messo in campo per esempio nei protocolli di approvvigionamento della pubblica amministrazione per  prodotti e servizi sempre più legati ed espressione del Made in Usa.

Viceversa, per quanto riguarda la politica di approvvigionamento energetico, finalmente anche in Italia si sta riaprendo al nucleare in quanto ci avviciniamo ad un periodo in cui assisteremo ad un picco di consumi  elettrici  (si pensi alla sola mobilità) che sarà assolutamente incompatibile con gli asset attuali in campo energetico.

Comunque, al di là della indipendenza energetica e tecnologica degli Stati Uniti con l’amministrazione Trump prima e Biden adesso, gli obiettivi indicati finalmente anche al di qua del Pacifico risultano assolutamente condivisibili e applicabili anche all’Unione europea. Emerge la logica considerazione di come questa affermazione dimostri un ritardo ingiustificato nelle articolate valutazioni relative ad una economia globale.

Siamo, quindi, dovuti arrivare al settembre 2021 per comprendere  come  un mercato aperto senza regole, così come è stato inteso negli ultimi vent’anni ma sopratutto per come è stato strutturato proprio da coloro che adesso lo criticano, sia assolutamente inadeguato ad uno sviluppo sostenibile e compatibile con  il conseguimento di una ricaduta positiva attraverso un maggiore tasso di occupazione.

In questo contesto la responsabilità va attribuita alla superficialità con la quale il mondo occidentale abbia  abbracciato un mercato globale privo di regole condivise confidando nel fatto che la ricerca del prezzo minore rappresentasse di per sé un elemento di sviluppo ed un vantaggio per il consumatore.

Tornando alla sequenza temporale di Cernobbio siamo arrivati al settembre 2021 per comprendere che coloro che hanno creato e sostenuto il mercato globale ora, sempre a loro insaputa, lo stanno criticando e soprattutto disintegrando, quantomeno in prospettiva attraverso protocolli operativi ed economici espressione di una più attenta e consapevole conoscenza dei fattori di sviluppo economico nazionali.

Siamo, quindi, arrivati al settembre 2021 per ascoltare e spacciare come proprie quelle teorie economiche e strategiche già realizzate precedentemente dell’amministrazione Trump ed attualmente dal presidente Biden.

Siamo quindi passati dalle critiche ad America First all’adozione di Europe First.

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