Attualità

Extra profitti e credibilità istituzionale

Da troppi anni  l’Italia registra una costante diminuzione di attrattività degli investimenti esteri anche a causa della mancanza di una reale certezza del diritto soprattutto in materia fiscale.

Il primo ad inaugurare la retroattività di una norma fiscale fu il governo Prodi con il ministro Visco i quali hanno contestualmente inserito, nella valutazione di un investimento effettuata da un operatore estero, il parametro della totale incertezza relativa al quadro normativo fiscale nel nostro Paese.

La  valutazione, tanto della opportunità quanto del raggiungimento di una redditività dell’investimento, viene determinata anche attraverso la certezza del quadro normativo fiscale che contribuisce ad individuare il tempo necessario per il raggiungimento del  Roe (Return on  Equity). Assicurare la certezza normativa diventa, di conseguenza, un  fattore privilegiante quel paese che si dimostri in grado di confermarla, indipendentemente anche dai diversi contesti di congiunture nazionali ed internazionali.

La crisi energetica, ma soprattutto l’esplosione dei costi successivi alla pandemia e alla guerra (*), dipende anche dalla finanziarizzazione del trading energetico e si manifesta come l’ennesima cristallina espressione di una cultura economico finanziaria  finalizzata alla moltiplicazione di occasioni per inopportune intermediazioni di natura finanziaria.

La  pandemia prima ed ora la guerra in Ucraina in altre parole hanno messo a nudo tutta una serie di inefficienze strategiche ed operative del sistema  del training energetico.

La medesima classe politica e burocratica, responsabili di tale situazione, cercano di uscirne inserendo la tassazione degli extra profitti di queste aziende monopoliste passate da statali a capitale privato, e conseguentemente azzerando ancora una volta il principio della non retroattività di una norma fiscale. Pur concedendo la mancata capacità di valutazione dell’effetto devastante per la credibilità di un paese agli occhi degli investitori con l’introduzione di una norma fiscale retroattiva, andrebbe ricordato come gli  investimenti, specialmente se esteri, rappresentino uno dei fattori di  maggiore  sviluppo economico.

Andrebbe ricordato infatti come all’interno della classifica dei paesi maggiormente attrattori di investimenti esteri l’Italia risulti al 19º posto rispetto alla Germania che occupa la prima posizione.

Anche per questa maggiore attrattività l’economia tedesca è stata in grado di aumentare negli ultimi trent’anni il reddito disponibile del+34,7% rispetto alla diminuzione italiana del -3,7%.

All’interno di questo complesso quadro economico emerge evidente da parte del governo italiano, come della stessa unione europea, la volontà di non utilizzare la leva fiscale per ridurre l’impatto di questa devastante crisi energetica la quale mette a rischio un quinto del sistema produttivo italiano.

In altre parole si preferisce venir meno ad un principio liberale come la retroattività di una norma, e in più disincentivante nei confronti degli investimenti esteri, pur di mantenere un impianto fiscale che possa assicurare le risorse finanziarie e, di conseguenza, il potere alla classe politica.

(*) Il 23 febbraio 2022 la quotazione del gas segnava già +537%

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