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Fiat 500 elettrica e innovazione tecnologica

“La nuova Fiat 500 elettrica potrà essere tua a poco meno di 40.000 euro”.* Questo potrebbe essere lo slogan, ovviamente in chiave sarcastica, per la presentazione dell’icona del gruppo Fca in versione elettrica.

Quando nacque a Torino, questa vera icona della motorizzazione di massa venne presentata ad un prezzo di 565.000 lire, quindi circa quattordici (14) stipendi di un operaio Fiat.

Tornando alla versione 2020, ed in piena rivoluzione digitale e pseudo ambientalista, quella che dovrebbe essere la nuova frontiera della motorizzazione di massa ad impatto Zero viene proposta ad un prezzo vicino ai 40.000 euro, quasi  ventinove (29,6 per la precisione) volte lo stipendio di un operaio Fiat (1.350 euro).

E’ quindi evidente come il mix tra tecnologia digitale e neoambientalismo applicato al mondo dell’automobile, a differenza del modello iconico di riferimento, rappresenti un elemento discriminante in virtù degli alti costi di accesso. La nuova versione della 500, di conseguenza, non può certo rappresentare un modello inclusivo come invece fu la Fiat 500 nel 1958, né può essere quel volano di nuovo sviluppo ecocompatibile come indicato dal talebanismo ambientalista. A tutto ciò si aggiungano anche le agevolazioni fiscali che vengono assicurate a questo tipo di motorizzazioni ed ecco ulteriormente tradito il principio della contribuzione fiscale a seconda delle proprie capacità che favorisce chi dispone di maggiori risorse per acquistare una 500 E.

L’avvento della 500 nel 1958 diede inizio alla motorizzazione di massa all’interno di un boom economico diventando così essa stessa fattore e contemporaneamente volano di sviluppo in quanto accessibile ad una larga quota di popolazione.

E’ evidente invece come la nuova 500 elettrica presentata dalla FCA diventi un elemento di ulteriore discriminazione per l’alto costo in rapporto allo stipendio medio, e quindi alle condizioni economiche del Paese, e fattore di segmentazione del mercato e di differenziazione economica e sociale.

Una evidente conferma di come la semplice innovazione tecnologica non rappresenti la panacea per uno sviluppo condiviso e sostenibile se poi questa esclude la maggior parte degli utenti.

Le due edizioni della 500 avranno quindi effetti economici e sociali divergenti se non addirittura contrapposti.

Mai come oggi le strategie economiche, e i prodotti che ne conseguono, dimostrano l’assoluta mancanza di percezione della realtà circostante e del bacino di utenza diventando semplicemente declinazioni di principi finalizzati a favorire piccole élite. Pochi ancora hanno compreso come l’innovazione tecnologica, per diventare fattore di progresso economico e di una maggiore consapevolezza ambientale, debba risultare accessibile come nel 1958 lo fu la 500 presentata a Torino dalla Fiat.

* 37.900 per 500 esemplari già venduti

 

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