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Friendly tax ed il sistema fiscale italiano

All’interno di un sistema fiscale complesso ed articolato come può essere quello di un’economia occidentale le finalità da raggiungere sono sempre individuabili nel finanziamento della macchina pubblica e soprattutto nella erogazione di servizi alle persone ed alle famiglie.

Troppo spesso si dimentica, tuttavia, come il livello dei servizi in questo modo finanziati non risulti proporzionale alla stessa pressione fiscale complessiva, ormai insostenibile, e tanto meno alla progressività delle aliquote ma alla qualità della spesa stessa. In questo contesto, quindi, parlare di “tasse amiche” rappresenterebbe quasi una contraddizione. Il sistema fiscale italiano, infatti, machiavellica risultante e complessiva sommatoria di continue ed annuali riforme “rivoluzionarie” e “sempre finalizzate ad una maggiore equità fiscale” riesce a racchiudere al proprio interno i principi ispiratori opposti stessi della politica fiscale: progressività delle aliquote e flat tax.

Questo formale e sostanziale controsenso viene in modo inequivocabile rappresentato da un sistema fiscale italiano con una delle tassazioni più alte in Europa ma per pochi intimi amici racchiuda al proprio interno anche una “friendly tax” tra le più generose.

Le caratteristiche di una friendly tax sono rappresentate dalla facilità di individuazione dei beneficiari e dall’aliquota irrisoria richiesta in rapporto soprattutto alla tassazione generale.

Va ricordato infatti come dall’avvento del governo Renzi con ministro dell’economia Padoan e vice ministro Calenda ad oggi siano settecentottantaquattro (784) i titolari stranieri di grandi patrimoni che hanno spostato la propria residenza fiscale nel nostro paese.

Questa scelta apparentemente in controtendenza rispetto a quella delle aziende italiane che, al contrario, delocalizzano sedi fiscali e legali in Olanda e in Gran Bretagna va ricercata nella semplice friendly tax applicata dal sistema fiscale italiano alle quali chiede una tassa forfettaria di 100.000 euro. In altre parole, una persona che abbia un reddito di un milione pagherà un’aliquota forfettaria del 10% nel caso di 5 milioni del 5% mentre se il reddito risultasse di 10 milioni dell’1%. Basti pensare, calandoci nella realtà quotidiana, come ad un campione di sport che avesse un reddito di 50 milioni (Ronaldo o Messi) verrebbe applicata un’ aliquota dello 0,2%.

In questo contesto giova ricordare come per l’acquisto dei beni di prima necessità quali i generi alimentari venga applicata una aliquota IVA del 4% e contemporaneamente per i contribuenti italiani il Total Tax Rate risulti al 64%.

Il sistema fiscale italiano rappresentato da molteplici strati normativi che si sovrappongono l’uno all’altro rappresenta il fallimento culturale di una classe politica e dirigente la quale ha saputo, con la propria disonestà intellettuale, individuare delle microaree all’interno delle quali applicare per i propri amici la friendly tax.

Risulta evidente quindi come il principio ispiratore del sistema fiscale italiano non venga rappresentato dall’equità fiscale la quale deve fornire risorse finanziarie anche per rendere sempre più competitivo il nostro paese in un contesto di concorrenza internazionale.

Il vero semplicissimo cardine dell’insostenibile tassazione italiana si basa sul principio dell’amicizia.

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