«Genocidio nel Darfur», denuncia del Sudan in sede Onu
La violenza perpetrata dalle Forze di supporto rapido (Rsf) nella città sudanese di El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, porta “i segni distintivi del genocidio”. Lo hanno affermato in una dichiarazione congiunta i ministri degli Esteri del gruppo centrale sudanese presso il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Il gruppo conclude che la violenza condotta dalle Rsf costituisce crimini di guerra e crimini contro l’umanità e porta i segni distintivi del genocidio. I rappresentanti dei cinque Paesi – Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia e Regno Unito – hanno inoltre dichiarato di voler formare una coalizione per impedire ulteriori atrocità in Sudan. In una dichiarazione distinta, l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, ha affermato che “quasi tre anni di brutale conflitto hanno quasi trasformato il Sudan in una terra di disperazione”. Secondo Turkm “il rapporto che presento oggi è l’ennesimo capitolo nella cronaca di questa crudeltà. Descrive modelli chiari e persistenti di violenza contro i civili, tra cui uccisioni, stupri e torture. Con l’intensificarsi dei combattimenti, le violazioni del diritto internazionale da parte di tutte le parti in conflitto sono aumentate, mentre l’assunzione di responsabilità è rimasta praticamente assente”.
Nel 2025, ha proseguito l’Alto commissario, la documentazione dell’Ufficio Onu per i diritti umani (Ohchr) indica un aumento di oltre due volte e mezzo delle uccisioni di civili rispetto all’anno precedente, mentre molte migliaia di persone risultano ancora disperse o non identificate. “Sia le Forze di supporto rapido che le Forze armate sudanesi hanno continuato a usare armi esplosive in aree densamente popolate, spesso senza preavviso, mostrando un totale disprezzo per la vita umana. Le parti hanno attaccato scuole, ospedali, mercati e siti religiosi, in flagrante violazione del diritto internazionale umanitario. Il crescente utilizzo di droni avanzati a lungo raggio ha aumentato i danni ai civili in aree lontane dalle linee del fronte, precedentemente pacifiche. Le parti – principalmente le Rsf – hanno ripetutamente utilizzato droni per colpire infrastrutture critiche, tra cui centrali elettriche, dighe e serbatoi di carburante, con enormi ripercussioni sulla popolazione civile, e ne sono stato testimone diretto quando ho visitato il Sudan all’inizio di quest’anno. Un attacco da parte delle Rsf alle infrastrutture elettriche a Kosti, sul Nilo Bianco, all’inizio dell’anno scorso ha paralizzato i sistemi di trattamento delle acque, permettendo al colera di diffondersi a macchia d’olio”, ha proseguito Turk.
I corpi di donne e ragazze sudanesi – prosegue il rapporto – sono stati trasformati in armi per terrorizzare le comunità. “Nel 2025 abbiamo identificato oltre 500 vittime di violenza sessuale, tra cui stupri, stupri di gruppo, torture sessuali e schiavitù, in alcuni casi con esito fatale. E quando sono stato in Sudan all’inizio di quest’anno, ho ascoltato le strazianti testimonianze di almeno dieci di loro. Abbiamo anche documentato un forte aumento delle esecuzioni sommarie di civili, spesso accusati di collaborazionismo con la controparte. La detenzione arbitraria su larga scala è un altro strumento di intimidazione, utilizzato da entrambe le parti e dalle milizie alleate. Nei territori controllati dalle Saf, i civili sono stati arrestati e condannati senza un giusto processo, con molti procedimenti che hanno portato a condanne a morte o all’ergastolo. Nelle aree controllate dalle Rsf non è operativo alcun sistema giudiziario formale. In entrambi i casi, i detenuti sono stati sottoposti a tortura e maltrattamenti e sono stati tenuti in condizioni disumane e di sovraffollamento, causando epidemie di malattie mortali e la perdita di centinaia di vite umane. Abbiamo documentato – ha aggiunto Turk – picchi particolarmente intensi di violenza di ritorsione contro i civili quando il controllo di un’area è cambiato di mano”.
La conquista del campo di Zamzam da parte delle Rsf, ad aprile 2025, e la sua offensiva su El Fasher a ottobre hanno scatenato una carneficina che ha causato migliaia di vittime, configurandosi come crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità. “Persone sono state uccise, stuprate, rapite e torturate, anche lungo le vie di fuga, con corpi ammucchiati ai bordi delle strade. Ho più volte messo in guardia dai rischi a cui andava incontro El Fasher, ma il massacro non è stato impedito. Mentre l’epicentro della guerra si sposta nella regione del Kordofan, sono estremamente preoccupato che questi crimini possano ripetersi. Perché si tratta di modelli di brutalità atroce e spietata. Stiamo già assistendo a una preoccupante escalation di attacchi con droni e blocchi da parte sia delle Rsf che delle Saf nel Kordofan e oltre, anche contro i convogli di aiuti umanitari. Dal 1 gennaio questi attacchi hanno ucciso o ferito quasi 600 civili”, ha denunciato Turk, che ha inoltre definito “straziante” la situazione delle persone con disabilità, costrette a fuggire senza supporto o accesso a cibo, assistenza sanitaria o riparo, e sono spesso soggette a molestie. Attacchi mirati contro operatori sanitari e umanitari, convogli umanitari e scorte alimentari – tutti protetti dal diritto internazionale – stanno riducendo le ultime risorse vitali e aggravando una delle crisi umanitarie più gravi al mondo”, ha detto.
L’Alto commissario si è quindi detto preoccupato per la sorte di 13 milioni di bambini fuori dalle scuole, bombardate, convertite a uso militare o chiuse e per la crescente militarizzazione della società, incluso il reclutamento di bambini e giovani per partecipare alle ostilità. “Questa è una piaga che deve finire. La militarizzazione sta anche erodendo lo spazio civico. Entrambe le parti hanno represso il dissenso, attaccato giornalisti e difensori dei diritti umani e limitato la libertà di associazione e il diritto di riunione pacifica. L’incitamento all’odio e la retorica disumanizzante stanno lacerando le ossa di comunità già frammentate. Nel Kordofan settentrionale, ad esempio, abbiamo documentato appelli all’uccisione di attivisti per la pace, amplificati sui social media. L’impatto cumulativo di queste violazioni consolida la discriminazione e infligge un trauma generazionale, preparando il terreno a ulteriori violenze future. Questa guerra è orribile. È sanguinosa. Ed è insensata”, ha aggiunto, implorando tutte le parti in conflitto a cessare tutti gli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili e invitando gli Stati a fare pressione sulle parti affinché rispettino i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale, proteggano i civili e garantiscano la distribuzione senza ostacoli degli aiuti umanitari. “Abbiamo urgente bisogno di una maggiore pressione diplomatica e politica per spingere le parti verso una tregua umanitaria che porti a un cessate il fuoco permanente. A questo devono seguire negoziati di pace e una transizione verso un governo civile inclusivo”, ha concluso.




