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Giustizia ed equità, cercasi sindacalisti e politici

Da un lato spendiamo centinaia di milioni di euro per mantenere strutture che non producono nuovi posti di lavoro, dall’altro, ogni giorno, muoiono proprio sul posto di lavoro 3,4 persone. Dall’inizio dell’anno sono ormai 772 i morti (secondo quanto dichiarato dall’Inail il 31 agosto ma da allora ci sono state, quasi ogni giorno, altre vittime) senza che si sia ancora riusciti a impedire la continua e tragica perdita di vite. Intanto continuano ad aprirsi contenziosi tra lavoratori ed imprese che chiudono, anche senza vera necessità, mentre altre imprese continuano a chiedere personale specializzato, che non c’è né si fa nulla per formarlo, mentre nella ristorazione è diventato quasi impossibile trovare chi accetti di lavorare il sabato e la domenica, come se certe attività potessero restare aperte solo durante la settimana. Ormai da tempo è stato lanciato l’allarme: non ci sono sufficienti giovani medici per sostituire i tanti che sono andati ed andranno in pensione e la carenza di sanitari sul territorio, dove l’assistenza dovrebbe essere completamente riorganizzata, vista anche l’esperienza covid, è pari alla carenza di infermieri e tecnici di radiologia negli ospedali.

Sono questi solo alcuni dei tanti problemi che attanagliano il mondo del lavoro e la vita delle persone ma la sensazione che abbiamo in molti è che sia il mondo dei partiti che dei sindacati, al di là di qualche dichiarazione, facciano ben poco per intervenire con proposte concrete e anche per aiutare il ministro del Lavoro a capire meglio la reale situazione. Estrema destra e centri sociali, coadiuvati da qualche anarchico, sfilano insieme per il no green pass, seconda puntata del no vax, trascinando nell’orbita della protesta, anche violenta, cittadini vari che sembrano ignari di quanto è accaduto e di quanto sta ancora accadendo per il covid. Non importa ai manifestanti, e a coloro che in un modo o nell’altro strizzano l’occhio, che nei paesi dove non sono state applicate, come in Italia specie negli ultimi mesi, le misure di attenzione e contenimento della pandemia ci sia un esponenziale aumento di contagi e di morti. Così pochi pensanti, al governo e non, si devono occupare delle polemiche e delle proteste, lontane dai reali problemi, invece di poter esaminare proposte che possano risolvere i tanti problemi di cui sopra. Intanto i due milioni e mezzo di anziani ricoverati nelle strutture sono ancora, nella stragrande maggioranza dei casi, e nonostante una disposizione nazionale ad hoc, segregati ed impossibilitati ad incontrare i loro famigliari, con gravissime conseguenze sul piano cognitivo e della salute fisica.

Ci si occupa dei diritti alla procreazione, uteri in affitto e quanto altro, delle coppie unisessuali ma non del vertiginoso calo delle adozioni nonostante tanti bambini, anche in Italia, siano in disperata attesa di una famiglia e non si prende neppure in considerazione l’ipotesi dell’adozione da parte di single che potrebbero, dopo accurati controlli e verifiche, diventare genitori di quei bambini che oggi sono soli. Per troppe forze politiche è più importante occuparsi ora dei transgender, per i quali si potrebbe ragionare con più serenità anche tra qualche mese, che delle tante famiglie cadute in completa povertà e alle quali il volontariato sta cercando di provvedere con quel cibo che a troppi manca.

La Rete, senza regole, continua a creare gravissimi problemi, specie ai più giovani, e non si programmano, fin dalle scuole elementari, materie di studio che indirizzino all’utilizzo corretto dei social e spieghino come decodificare e comprendere i messaggi che, in modo palese o surrettizio, influenzano e influenzeranno la vita di milioni di adolescenti. Adolescenti che diventeranno adulti schiavi di quella parte della tecnologia che si sostituisce alla nostra capacità di valutazione e discernimento. Intanto aumentano femminicidi e violenze in una società con troppe regole non rispettate e priva di quelle necessarie ed urgenti. Noi crediamo che questo governo possa fare molto ma che ci sia ora bisogno di politici e sindacalisti che facciano la loro parte non urlando in piazza o in televisione ma studiando e poi facendo proposte e presentando soluzioni non di parte perché l’Italia va avanti se ogni proposta, basata sulla conoscenza e lo studio della realtà coniugate con un po’ di cultura, è una proposta per migliorare le condizioni di tutti e non per accaparrare qualche voto in più.

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