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Gli Stati Generali: passerella senza contenuti

Francamente la convocazione degli Stati Generali per affrontare la crisi da covid-19 lascia fortemente perplessi. Innanzitutto perché la scelta di Villa Pamphilj  esautora ancora una volta la centralità del Parlamento italiano, luogo indicato dalla Costituzione per il confronto politico delle diverse tesi politiche ed economiche per affrontare la crisi. Una sede istituzionale che prevede anche l’intervento in contemporanea di professionalità esterne quindi non elette ma espressione di competenze riconosciute. In secondo luogo perché il governo, non sazio di aver nominato 450 esperti i quali hanno elaborato un programma di sviluppo decisamente opinabile, spera di riottenere in questo modo il consenso attraverso un’operazione semplicemente mediatica.

Il combinato di queste due perplessità di fatto da una parte offre la convinzione che il governo in carica intenda esautorare il Parlamento dalla sua centralità all’interno di un confronto politico. Dall’altra dimostra l’attenzione dello stesso governo indirizzata verso operazioni di pura comunicazione in quanto privo di capacità propositiva di contenuti. Basti pensare che contemporaneamente il medesimo governo ha intenzione di prolungare per altri tre anni lo split payment, una disastrosa riforma voluta ed introdotta dal governo Renzi con la complicità dei ministri Padoan e viceministro Calenda. Una ulteriore scelta che drena liquidità alle aziende alle quali vengono pagate dalla pubblica amministrazione le fatture prive di IVA.

Del resto, in un paese normale, nel quale il presidente dell’INPS accusa di pigrizia le imprese per la loro mancata riapertura dimenticando come ancora oggi centinaia di migliaia di lavoratori attendano la cassa integrazione, un governo privo di idee convoca gli Stati Generali.

Le idee rimangono poche e  ben confuse ma vengono espresse nei diversi contesti istituzionali e comunicativi sperando nell’effetto moltiplicatore della loro percezione.

Paradossale poi come in termini di spessore professionale non sia stato invitato l’ex presidente della BCE Mario Draghi, l’unica persona alla quale vada riconosciuto il merito di aver fatto galleggiare dal 2011 ad oggi  i governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte 1 e 2: il governo Monti attraverso l’acquisto al mercato secondario dei titoli invenduti del debito pubblico (OMT), i successivi, invece, fino a quello odierno, attraverso la politica espansiva monetaria (Quantitative Easing) che ha abbassato i costi del servizio al debito pubblico creando di fatto la sospensione della realtà, della valutazione, della sostenibilità economica italiana. Di quest’ultima nessun primo ministro ha dimostrato di comprenderne il valore e tantomeno avviare politiche di riforme strutturali abbandonandosi invece ad un veteropopulismo legato agli 80 euro di Renzi e al reddito di cittadinanza e quota 100 dei governi Conte 1 e 2.

Gli Stati Generali rappresentano l’ennesima conferma di un imbarazzante livello della politica italiana, e non da oggi.

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