Attualità

I parametri democratici

Da oltre vent’anni il sistema politico italiano (inteso come la sintesi tra partiti politici, media e mondo accademico  componenti di un unico mondo in quanto media e mondo accademico hanno perso  la terzietà, nella sua articolata composizione, si prodiga in continui tentativi di riforme o  di modifiche con il fine dichiarato di  renderlo diverso e, secondo i proponenti, migliore.

Risulterebbe interessante, tuttavia, definire dei criteri di valutazione condivisi, e quindi impermeabili all’ideologia, che potessero determinare il reale stato dell’arte.

Al di là delle sempre interessanti elucubrazioni tra stato federale o centrale e solo indirettamente e con minore intensità tra democrazia diretta (alla quale senza dignità la piattaforma Rousseau dice di ispirarsi) o delegata  i parametri di valutazione di uno stato democratico dovrebbero venire individuati soprattutto nella capacità del sistema di distribuire di benessere sociale ed economico  compatibilmente con il quadro internazionale.

Negli ultimi vent’anni , invece, la pressione fiscale aumentata di 166 miliardi oltre il 47,4% mentre il PIL ha segnato un +43,9%, quindi la pressione fiscale risulta vincente con un +3,5%.

A fronte di questa maggiore disponibilità economico-finanziaria che i governi degli ultimi vent’anni hanno avuto a disposizione dopo quattro dal terremoto ad Amatrice risultano avviati ottantasette (87) progetti di ricostruzione nella zona terremotata a fronte dei millesettecento (1700) progetti.

Parallelamente Il nostro paese continua a pagare il maggior prezzo dei carburanti alla pompa e con strategie suicide (https://www.ilpattosociale.it/attualita/la-scellerata-politica-fiscale-del-governo-conte/) e nonostante una delle pressione fiscale più alte d’Europa i cittadini e l’economia italiani nel loro complesso sono oppressi da una burocrazia che si traduce in un livello di servizi da paese del centro America.

Si continua a parlare e discutere della crescita zero della natalità italiana incapaci di comprendere le motivazioni della crescita positiva delle provincie di Trento e Bolzano. Queste due ultime espressione della maggior fiducia della cittadinanza che le gestioni autonome possano infondere  nella complessità politica.

In questo contesto, ancora una volta, si cerca di cambiare il quadro politico istituzionale con la modifica numerica del parlamento  (la quale dovrebbe invece essere l’ultimo passo di una modifica istituzionale strutturale delle Camere) riducendolo in modo infantile e francamente stupido il numero dei rappresentanti . Come se questo permettesse un maggiore aumento dell’efficienza dell’organo stesso.

In altre parole, non si interviene sulla operatività di uno stato democratico la quale rimane inalterata se non  in costante declino di anno in anno ma semplicemente variando il numero dei rappresentanti.

In questo senso giova ricordare come nel progetto politico di Licio Gelli e della loggia P2 la riduzione dei parlamentari fosse un passaggio fondamentale per la realizzazione del proprio  progetto politico che non aveva assolutamente alcuna connotazione democratica.

Inoltre la riduzione dei parlamentari non farebbe altro che aumentare il potere degli eletti ai due rami del parlamento i quali si troverebbero a rappresentare interessi sempre più complessi ed articolati. Un passaggio fondamentale per la creazione di una vera e propria oligarchia parlamentare.

Sembra incredibile come per la nuova classe politica italiana la concentrazione del potere rappresenti e venga indicata come una forma evoluta di democrazia, quando generalmente è la diluizione, assieme ad un bilanciamento di poteri contrapposti, a rendere tale  la democrazia .

La metastasi culturale del nostro paese si sta definendo nelle sue connotazioni più miserabili inserendo nella volontà di miglioramento di una democrazia i soli parametri numerici. Menti “inappropriate” generano “riforme”disastrose.

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