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I quattrini fan ballare i burattini

Chi sono questi burattini che ballano perché pagati o perché sperano che prima o poi saranno pagati?

Giornalisti, politici, uomini d’affari, finanzieri ed imprenditori, e spesso anche rappresentanti dell’intellighenzia, che continuano a sostenere non vi sia alcun cambiamento climatico mentre il mondo in alcune aree va arrosto ed in altre è sommerso da diluvi e catastrofi di ogni genere.

Sono quei burattini che ignorano sia lo scioglimento dei ghiacciai a casa nostra sia quanto sta avvenendo in tante altre parti del mondo.

Che sia dovuto alle azioni umane o alle modifiche che la natura mette in essere ogni tanti secoli o millenni quello che appare evidente è che non si prendono misure per sopperire ai pericoli ed alle necessità degli abitanti della terra, umani, animali, alberi ed insetti.

In Mongolia, nelle immense praterie di quel Paese cinque volte più esteso dell’Italia, il 77% delle superficie è colpito da desertificazione e nelle praterie si sono aperti grandi voragini. Le voragini si aprono perché il terreno nelle regioni montane, che una volta era permanentemente congelato, si scioglie per via del riscaldamento globale. Il ghiaccio sciolto crea un vuoto nel sottosuolo che collassa dando luogo a enormi buche dalle quali fuoriescono gas e virus rimasti congelati per migliaia di anni.

Quando il suolo si scongela i microbi decompongono la materia organica e rilasciano gas serra, metano e anidride carbonica. Oltre ai pericoli dovuti alla fuoriuscita di questi gas vi sono quelli legati a virus e batteri che potrebbero ritornare attivi e creare gravi problemi per la salute.

Il 40% della popolazione mongola vive di pastorizia e quanto sta accadendo crea nuovi problemi anche dal punto di vista economico.

L’ecosistema è sempre più a rischio, quanto accade in Mongolia, al pari delle conseguenze del terremoto in Venezuela o delle spropositate piogge in Thailandia, come in altre regioni africane, piuttosto che per la sempre più diffusa siccità di vaste aree, che porta carestie ed ulteriore povertà, dimostrando che, anche a distanza di centinaia o migliaia di chilometri, siamo tutti collegati.

Mentre i burattini ballano, noi tutti dovremmo impegnarci per far comprendere, a chi ci governa in Italia ed in Europa, che la strada per combattere almeno i problemi legati all’inquinamento dev’essere un problema da affrontare con quei Paesi che, ad oggi, dell’inquinamento e delle sue conseguenze non si occupano o lo negano.

L’Europa, con un pesante, eccessivo, sacrificio economico e sociale, ha abbattuto i suoi livelli di inquinamento ma se questo non sarà fatto da altri Paesi, Cina in testa, tutto risulterà vano, così come è vano e pazzesco che le autovetture che in Europa non possono più circolare, giustamente, perché pericolose in quanto troppo inquinanti, siano portate e vendute, quindi messe in circolazione, in Paesi africani o comunque extraeuropei.

L’inquinamento non può essere spostato da un Paese all’altro ma deve essere controllato tramite regole condivise. Chi non si adegua a tali regole, necessarie per la sopravvivenza del pianeta, deve vedersi punito non comprando più i beni che produce a discapito della nostra salute.

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