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Il diritto internazionale esiste nei fatti o solo sulla carta?

Tutti, chi in un modo chi nell’altro, ci siamo fatti un’idea di quanto sta avvenendo in Ucraina ed anche in Russia.

Quello che ci manca, almeno in modo ufficiale ed inequivocabile, è di sapere se alcune azioni, commesse dalla Russia, rientrino, per il diritto internazionale, in quei casi per i quali si ha il dovere, oltre che il diritto, di prendere posizione non solo a parole.

Sparare e distruggere abitazioni civili, scuole, asili, ospedali, siti ad alto rischio, centrali nucleari, stabilimenti alimentari, luoghi di culto, sparare sui civili in fuga, impedire corridoi umanitari e che alle popolazioni arrivino acqua, medicine, viveri, rapire sindaci ed altri esponenti amministrativi o politici, vietare la corretta informazione di quanto sta avvenendo incarcerando i propri cittadini, contrari alla violenza indiscriminata, si voglia chiamare guerra od operazione speciale, tutto questo e tanto altro ancora come è preso in considerazione e condannato, sanzionato dal diritto internazionale? E quali sono i tempi per avere una risposta che presupponga, oltre alle sanzioni, non sempre di grande efficacia, qualche intervento più immediato ed utile ad impedire l’esodo biblico di milioni di persone, la distruzione di intere città, l’autentico genocidio che si sta attuando di ora in ora in Ucraina.

Il diritto internazionale esiste, è applicabile o sono parole scritte che non si possono o non si vogliono tramutare in azioni? Esiste solo per punire dopo, molto dopo, quando le tragedie sono già avvenute o le violazioni costanti e palesi del diritto internazionale, i crimini di guerra più volte perpetrati, la convenzione di Ginevra è ben chiara nell’identificarli, possono trovare una risposta immediata? Il diritto internazionale consente solo di piangere sui morti o tutela chi è ancora vivo e rischia di essere trucidato?

Questo è quello che noi cittadini dobbiamo chiedere a chi rappresenta, ad ogni livello, le istituzioni, il mondo della cultura, dell’informazione, dell’economia. Perché è questa la prima risposta che farà capire a noi, e a coloro che impugnano le armi, per aggredire uno stato libero ed indipendente, qual è il futuro loro e nostro. Se infatti questo diritto è solo sulla carta non basteranno, nel prossimo futuro, né l’ombrello Nato né le dichiarazione di neutralità di un singolo Stato a metterci al sicuro, in Europa ed ovunque, dalla perdita della libertà, dell’indipendenza ed anche della vita.

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