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Il fattore competitivo

Da oltre un decennio ormai la classe politica individua come unica politica di sviluppo quella di un avvio di investimenti massicci in infrastrutture. Nessuno ovviamente può contestare l’effetto positivo che un’infrastruttura nel medio e lungo termine possa determinare come fattore competitivo nel sistema economico italiano. Viceversa, considerata anche solo la struttura nell’aggiudicazione di questi lavori pubblici con la catena, poi, degli appalti e subappalti, la ricaduta occupazionale immediata potrebbe risultare molto ma molto deludente.

In questo contesto, tuttavia, sembra incredibile come uno dei principali fattori competitivi, cioè il carburante, venga sempre dimenticato perché si ignora la sua importanza o più semplicemente per un banale interesse economico della stessa classe politica in quanto fornitore di gettito fiscale sine die.

In questo contesto di grave crisi ma soprattutto di gravissima incertezza relativa al prossimo futuro dell’economia italiana una semplice analisi comparativa può determinare tanto lo spessore quanto la disonestà intellettuale della classe politica nostrana. All’interno di un sistema complesso di trasporti di merci e di persone sicuramente il gasolio rappresenta il principale carburante utilizzato per assolvere a queste importanti esigenze economiche e logistiche in una economia circolare (https://www.ilpattosociale.it/attualita/leconomia-circolare-e-lavoisier/).

Ora (punto 1), anche a causa del tracollo del prezzo del petrolio, il gasolio in Germania alla pompa viene indicato a 0.95 centesimi/litro anche per la contemporanea riduzione del carico fiscale deciso dal governo tedesco, in Austria addirittura 0.899. Contemporaneamente in Italia il prezzo è 1.29/litro alla pompa self service Agip.

Quindi (punto 2), un paese che ha un reddito superiore a quello italiano del 30% paga il gasolio quasi il 30% in meno di un consumatore o di qualsiasi impresa italiana. La somma dei due differenziali determina come imprese e consumatori tedeschi paghino il gasolio circa il 60% in meno rispetto ai concorrenti italiani.

Inoltre (punto 3), l’adeguamento delle tariffe alla pompa in una economia globale rappresenta un fattore competitivo espressione di un mercato oligarchico e non competitivo come nel caso del mercato italiano.

Ovviamente le accise giocano un ruolo sempre più determinante per di più in crescita percentuale in rapporto ad un prezzo in discesa anche se minimo.

Quindi i punti 1, 2 e 3 dimostrano come la concorrenza internazionale si avvantaggi a causa di precise responsabilità e scelte strategiche italiane che destinano il nostro paese ad una decrescita disastrosa.

P.S.: l’analisi del differenziale dei costi risulta al netto del fattore competitivo “autostrade” a tutto vantaggio ancora una volta della Repubblica federale tedesca.

 

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