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Il “socialismo ambientalista” contro l’evoluzione tecnologica e climatica

Negli ultimi vent’anni le automobili hanno ridotto la propria capacità inquinanti del 96%. I veicoli con motore a scoppio sono passati  infatti da emissioni di 1600 mg/km agli attuali 80 di un diesel Euro 6. Per emettere 100 grammi di polveri sottili, quindi, un’auto con questa omologazione deve percorrere 20.000 km. Considerando la percorrenza media italiana di poco superiore agli 11.000 km all’anno è evidente che per emettere nell’atmosfera 100 g di polveri sottili un automobilista impieghi circa ventuno (21) mesi. Un dato molto interessante perché una stufa a pallet ci impiega trentadue (32) ore per emettere nell’atmosfera  i medesimi 100 grammi di polveri sottili. In più, buona parte delle polveri sottili inquinanti deriva dell’utilizzo  dei freni e dall’usura degli pneumatici.

Questi semplici numeri dimostrano, ancora una volta, come ad una costante e continua evoluzione tecnologica che ha saputo esprimere l’industria automobilistica dall’Euro1, ad ogni Euro6 non abbia corrisposto in alcun modo un’evoluzione del pensiero ecologista e tanto meno di tutela  dell’ambiente.

E’ evidente che la lotta al trasporto privato, in particolar modo del centro, i cittadini non possono realizzarla attraverso continui divieti assolutamente privi di contenuto tecnologico ed ecologico. Al fine di ottenere i risultati reali, anche in tema di inquinamento acustico, non esiste altra soluzione se non probabilmente l’apertura di nuovi servizi sostitutivi adeguati alle esigenze private e per questo non penalizzanti.

La compagine ecologista ed ambientalista, quindi, non rappresenta altro che la metamorfosi di un pensiero che vede la centralità dell’azione pubblica in campo economico, ma anche dei trasporti, frutto di una ideologia che il sistema elettorale occidentale ed italiano hanno ampiamente allontanato.

Il frutto di questa ideologia ambientalista assolutamente svincolata dall’evoluzione tecnologica e dalle sue prospettive non tiene in alcuna  considerazione, per esempio, che in soli 50 anni  se tutte le auto in Italia ed Europa fossero elettriche le intere miniere di cobalto sarebbero esaurite. Ovviamente senza considerare la maggiore produzione di energia elettrica marginale necessaria a movimentare il parco auto.

All’evoluzione tecnologica del complesso sistema dell’industria automobilistica non ha corrisposto alcun aggiornamento del pensiero ambientalista e tanto meno delle ideologie che lo sottendono. I risibili risultati dei blocchi del traffico voluti da sindaci convinti di ottenere visibilità attraverso le proprie iniziative testimoniano semplicemente la loro granitica ignoranza. E soprattutto il tentativo di fare  rientrare dalla porta di servizio l’ideologia socialista  finalizzata alla penalizzazione del bisogno privato, anche se professionale (politicamente ingiustificato secondo questa ideologia), a favore della somministrazione di servizi per classi sociali. Una visione già  ampiamente sconfitta politicamente.

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