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Il SSN e l’aberrante eugenetica applicata a valle del ciclo vitale

Nel nuovo piano pandemico che sta per essere elaborato viene prevista la possibilità di scegliere chi si debba curare nel caso in cui la disponibilità di farmaci e di strutture sanitarie non sia sufficiente: in altre parole una scelta in rapporto ad una potenziale possibilità di risposta alle cure o, peggio, alle aspettativa di vita del paziente.

Viene attribuita, in sostanza, la possibilità ad un medico di scegliere in situazioni di estrema urgenza della vita e della morte di persone in estrema difficoltà in quanto pazienti che legittimamente sperano e si aspettano di venire curati e magari guariti. Una facoltà che nessuno al mondo dovrebbe avere la possibilità di esercitare, anche se in condizioni estreme, tantomeno nei confronti di persone in difficoltà come nel caso di un paziente ospedaliero.

Un sistema sanitario nazionale, all’interno del quale venga inserito un piano pandemico, deve fin dall’inizio dimostrare nelle proprie linee guida di possedere come obiettivo da perseguire la salvaguardia di ogni vita indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla nazionalità o dal colore della pelle.

In questo contesto apprendo con vivo disgusto che le Primule volute dal governo e “create” dall’architetto Boeri costeranno allo Stato 200.000 euro l’una: essendo queste 1.500 l’esborso finale sarà di 300 milioni (https://www.ilpattosociale.it/attualita/le-1-500-primule-il-fiore-del-delirio-italico/).

Con il diverso utilizzo di queste risorse si potrebbe approntare, invece, un piano pandemico che abbia come obiettivo strategico quello di cercare con ogni mezzo di salvare TUTTE le persone e non di selezionare, al contrario, chi debba vivere e chi morire.

Il piano pandemico in via di definizione assieme alle narcisistiche Primule dell’architetto Boeri dimostrano quindi quanto possa risultare miserabile l’attuale classe politica e dirigente che dovrebbe ideare e realizzare progetti finalizzati alla salute pubblica e perciò alla vita di tutti i pazienti indipendentemente dal fatto che questi abbiano di fronte a sé un arco temporale ampio o di soli pochi giorni. Solo delle persone umanamente miserabili ed eticamente prive di ogni principio possono dilapidare risorse per una egocentrica manifestazione della propria creatività sottraendole ad un sistema sanitario che in questo modo fa proprio il principio della eugenetica a valle del ciclo della vita umana. Solo Dio, per chi crede, o l’incedere naturale possono determinare il fluire della vita verso l’inevitabile morte. Nel caso in cui, invece, si preveda all’interno di un piano pandemico di assegnare al personale medico il potere oggi di decidere a chi somministrare le cure in rapporto a fattori soggettivi, cioè indicati e formulati da soggetti che utilizzano parametri opinabili, verrebbe meno la stessa definizione di Sistema Sanitario Nazionale. Questo, infatti, assumerebbe le caratteristiche di un sistema, di spartana origine, di selezione della specie eugenetica a valle del ciclo della vita.

Questa vergognosa selezione dei pazienti a carico del personale medico in previsione oggi un domani potrà venire assegnata magari ad un magistrato o ad un politico in virtù di una suprema ragione di Stato.

Questo piano pandemico, nelle sue linee guida, non rappresenta altro se non una indegna forma di Stato etico il quale decide a seconda di parametri soggettivi, nello specifico di disponibilità di letti o medicinali, chi sia considerato degno di vivere o chi invece venga destinato alla morte.

In futuro magari questa selezione potrà avvenire in rapporto ad altri parametri economici ed etici a seconda della convenienza sempre di chi “opera in nome dello Stato”.

In altre parole lo Stato etico verso il quale la classe politica attuale intende condurci rappresenta solo la versione aggiornata della sintesi malsana di una dottrina nazicomunista in virtù della quale le ragioni di Stato, qualsiasi esse siano, hanno sempre la prevalenza sulle legittime aspettative democratiche dei singoli cittadini.

Lo stato etico così si crede Dio.

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