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Il surplus commerciale della Cina nel 2021 è volato a 676 miliardi

La Cina ha registrato un boom dell’interscambio commerciale nel 2021 con un surplus di 676,8 miliardi di dollari, il più ampio dall’inizio della raccolta dei dati del 1950, contro i 535,03 miliardi del 2020, beneficiando dell’impennata dell’export del 29,9% (+30,1% l’import) con le robuste spedizioni di beni della meccanica e dell’elettronica. Solo a dicembre, il saldo è stato di 94,46 miliardi, pari al nuovo record su base mensile.

“Il commercio sta affrontando una crescente incertezza, instabilità e squilibrio”, ha affermato il portavoce delle Dogane, Li Kuiwen, presentando i dati. “L’economia cinese ha di fronte una triplice pressione, tra cui la contrazione della domanda, lo shock dell’offerta e le aspettative più deboli”, mentre “la pandemia globale rimane grave, l’ambiente esterno sta diventando più complesso e incerto e, dopo il balzo del 2021, il commercio nel 2022 dovrà affrontare una certa pressione”.

I segnali di un rallentamento economico generale sono già emersi con la crescita delle importazioni di dicembre sotto le attese (+19,5% contro 26,3%), anticipando un trend che sconta le strette della ‘tolleranza zero’ di contenimento del Covid-19 e della sua temuta variante Omicron, il cui primo focolaio interno è stato rilevato a Tianjin. L’economia cinese ha avuto un inizio solido del 2021, trainata dall’export, ma ha iniziato a perdere vigore nella seconda metà dell’anno a causa della serie di misure restrittive nel settore immobiliare, tecnologico e dell’istruzione, della crisi energetica e del costo eccessivo delle materie prime. Mentre i consumi, che dovrebbero essere con l’export i pilastri della strategia di crescita della doppia circolazione, restano asfittici.

La Cina pubblicherà lunedì il Pil del quarto trimestre, con le aspettative di un ulteriore rallentamento sul 4,9% di luglio-settembre, fino al 3,6% nelle stime degli analisti. La Banca mondiale e il Fmi hanno già declassato la crescita cinese all’8% per il 2021 dalle proiezioni precedenti, rispettivamente dell’8,5% e dell’8,1%, mentre Goldman Sachs ha appena tagliato l’outlook del 2022 dal 4,8% al 4,3%.

Gli Stati Uniti restano il principale partner commerciale su base nazionale, ma si piazzano al terzo posto dopo Asean e Ue nel calcolo per macroaree: l’export cinese verso gli Usa è aumentato del 27,5%, a 576,11 miliardi, mentre l’import del 32,7%, a 179,53 miliardi, generando un surplus di 396,58 miliardi, in rialzo per il secondo anno consecutivo dopo il calo accusato tra il 2018 e il 2019 in scia alla guerra dei dazi avviata dall’amministrazione di Donald Trump. La ‘fase 1’ dell’accordo sul commercio di gennaio 2020 prevedeva che Pechino avrebbe dovuto aumentare gli acquisti di beni americani di 200 miliardi negli anni 2020 e 2021, rispetto ai valori del 2017, al fine di riequilibrare il deficit commerciale: tuttavia, la Cina avrebbe raggiunto solo il 60% del target pattuito, in base ai dati di novembre compilati dal Peterson Institute for International Economics.

Infine, l’interscambio commerciale tra Cina e Italia ha avuto una forte spinta nel 2021, salendo 34,1% a 73,95 miliardi di dollari, con un surplus a favore di Pechino di 13,30 miliardi, in aumento sui 10,70 del 2020: l’import cinese di prodotti italiani è salito del 36,3%, a 30,22 miliardi, mentre l’export verso il Belpaese ha toccato i 43,63 miliardi (+32,6%). “La maggiore crescita delle nostre esportazioni – ha detto all’Ansa il direttore dell’Ufficio Ice di Pechino, Gianpaolo Bruno – è un segnale molto positivo che è stato alimentato dagli strumenti messi a disposizione dal Patto per l’export. L’auspicio è adesso riuscire a consolidare e a migliorare il trend per l’anno in corso, in un contesto che presenta criticità”.

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