Attualità

Il vero parametro dimenticato: l’occupazione

La ricorrenza di un anno dall’inizio della pandemia dimostra in modo inequivocabile come questo sia passato inutilmente essendo il nostro Paese ripiombato nelle medesime condizioni del 2020, segno indiscutibile del fallimento complessivo di una compagine governativa e dirigente nazionale.

Anche la semplice opportunità di organizzare un piano vaccinale adeguato, da allestire ben prima della stessa disponibilità, è andata perduta in considerazione dei risultati ottenuti invece da Stati Uniti, Gran Bretagna e di Israele i quali, dimostrando un pragmatismo salvifico, hanno allestito per tempo le strutture idonee ad una vaccinazione collettiva 24 ore al giorno.

In Italia si è dato grande risalto invece al contributo creativo di Boeri per la creazione della Primula la quale, assieme ai banchi a rotelle, rappresenta il simbolo di un fallimento culturale, manageriale e programmatico del governo uscente. Un fallimento talmente clamoroso da offrire la possibilità a Mattarella di un intervento ormai improrogabile.

Con l’arrivo finalmente alla guida del nostro Paese di Mario Draghi si rimane sempre ed ancora in attesa di quel cambio di passo soprattutto come espressione di nuove professionalità le quali invece, attraverso le proprie esternazioni, purtroppo offrono l’impressione di essere state eccessivamente considerate. Non passa giorno, ma potremmo dire ora, in cui non si possa leggere un fiume di roboanti dichiarazioni relative alle opportunità che la disponibilità del risorse finanziarie del Recovey Fund offrirà all’annoso paese, tali da sembrare addirittura illimitate.

Il responsabile della digitalizzazione, il ministro Colao, afferma come lo sviluppo digitale, che di per sé rappresenta un supporto all’ economia reale, non possa che avere come centralità i giovani i quali addirittura vengono indicati come i datori di lavoro del ministro stesso. Un’affermazione intrisa di una retorica imbarazzante e figlia di un atteggiamento snobistico insopportabile.

La stessa generale indeterminatezza emerge per la transazione energetica i cui contenuti, ma soprattutto i semplici perimetri, non risultano chiari se non quelli di abbracciare un’ipotetica economia a zero emissioni. Dimenticando come le auto elettriche necessitino di materie prime che vengono estratte da bambini schiavi nel Congo ed attraverso trivellazioni che vanno anche 100 km sotto la crosta terrestre e quindi molto più invasive spesso della stessa estrazione del petrolio.

Sembra incredibile come in tutte queste dichiarazioni siano omesse le caratteristiche dell’economia reale, della sua articolata espressione come l’individuazione di supporti necessari a sostenerla dopo un anno di apnea economica.

In questo senso e tornando quindi alla realtà, un primo intervento reale e “privo di retorica” potrebbe essere definito quello di posticipare di 24 mesi i termini di inizio del rientro dei finanziamenti erogati grazie alle garanzie offerte da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) anche in considerazione del prolungarsi della pandemia ben oltre le più pessimistiche previsioni. Questa sarebbe la prima opzione da rendere operativa per offrire alle PMI la possibilità di un futuro meno angosciante in rapporto alle scadenze finanziarie e ad un mercato che stenta a riprendersi.

Emerge tuttavia tristemente chiara la mancanza di una visione economico strategica di sviluppo complessivo e quindi, In altri termini, soprattutto l’adozione di un modello economico di riferimento attraverso il quale si possa determinare la crescita culturale ed economica di un paese di qui ai prossimi 20 anni (18.05.2020 https://www.ilpattosociale.it/attualita/i-trend-di-crescita-del-pil-netto/).

Da tutte le dichiarazioni, poi, dei ministri emerge evidente come venga omesso in modo incredibile l’effetto fondamentale di questa scelta di un modello economico e di una strategia di sviluppo: cioè la ricaduta occupazionale.

Proprio in rapporto alla possibilità di ottenere dei finanziamenti europei sarebbe fondamentale indicare la scelta di un modello economico o quantomeno la transazione tra due e contemporaneamente indicare la ricaduta occupazionale in rapporto non solo alla crescita nominale del PIL ma soprattutto alla sua qualità. In questo senso giova ricordare, infatti, come la crescita del sistema industriale italiano rispetto a quello dei servizi e dello stesso turismo assicuri una ricaduta occupazionale sicuramente superiore e di conseguenza da privilegiare con supporti finanziari fiscali e normativi.

L’evidente omissione degli effetti occupazionali nasce evidentemente anche dalla difficoltà nel quantificarli, di certo omettendolo si evita anche di dichiarare la scelta del modello economico da perseguire il quale evidentemente risulta ancora sconosciuto o incerto.  Le stesse dichiarazioni del ministro Brunetta assumono il valore di un semplice attestato di presenza in quanto si parla di nuovi concorsi digitali per ringiovanire la pubblica amministrazione. Quando dovrebbe, invece, porre fine allo sfruttamento della pubblica amministrazione nei confronti dei lavoratori precari a vita offrendo per chi ha rapporti di collaborazione da oltre 10 anni un contratto di durata pari agli anni di precariato all’interno dei quali successivamente svolgere tutti gli opportuni processi di aggiornamento ed integrazione necessari. La pubblica amministrazione non può rappresentare la prima fonte di precariato in Italia come invece risulta adesso.

Un obiettivo che dovrebbe essere condiviso anche dalle imprese alle quali dovrebbe essere data la possibilità di trasformare tutti o quantomeno una parte di quei contratti stagionali o interinali non rinnovati durante la pandemia in contratti a tempo prima determinato e successivamente indeterminato.

A differenza di quanto afferma Bonomi, presidente di Confindustria, che individua in modo abbastanza grossolano nella necessità di licenziare per poi assumere la via della nuova crescita economica. In questo contesto allora anche per le aziende industriali sarebbe opportuno rivedere il piano di rientro di quei finanziamenti garantiti da CDP posticipandolo di 24 mesi. In questo modo si potrebbe cominciare a stabilizzare attraverso questo supporto creditizio e magari fiscale i lavoratori stagionali all’interno di un’economia che sembra dare i primi sintomi di crescita e poi successivamente trasformarli a tempo indeterminato. Un’opportunità che deve partire dalla evidente necessità di ridurre la filiera produttiva e di offrire un supporto fiscale e normativo alla produzione italiana espressione del made in Italy (05.03.2020 https://www.ilpattosociale.it/attualita/made-in-italy-valore-economico-etico-e-politico/).

Una strategia espressione di una ritrovata centralità dell’economia industriale ma che anche potrebbe essere l’emulazione della strategia statunitense del nuovo presidente Biden che tanto piace al mondo progressista.

Quest’ultimo, infatti, riproponendo la tutela del made in Usa attraverso un protocollo più rigido unito all’invito per la pubblica amministrazione statunitense di utilizzare beni e servizi prodotti negli Stati Uniti dimostra la centralità nel pensiero della nuova amministrazione statunitense della produzione manifatturiera e nella creazione autoctona dei propri servizi.

Sembra invece che l’alleanza tra una irresponsabile classe politica ed una classe dirigente sindacale ancora convinta di vivere negli anni 70, con il tacito consenso di Confindustria, espressione (molto più a livello di dirigenza che non di associati) di una visione sempre più speculativa che non di programmazione economica, stia portando il nostro Paese verso la perdita della più grandi opportunità per creare le condizioni di una crescita economica stabile la quale possa produrre delle ripercussioni occupazionali ed economiche, quindi inevitabilmente positive anche per i  consumi ed il turismo.

Tutto quanto esca da questo perimetro delineato anche dall’amministrazione statunitense è espressione retorica di una banale classe politica supportata dalla illusione di risorse finanziarie europee inesauribili. Uno sviluppo economico privo di una contemporanea crescita occupazionale stabile assume le caratteristiche di una semplice crescita speculativa che trae la propria forza dalla compressione di diritti e retribuzioni.

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