Attualità

In un paese normale

All’interno di un paese responsabile tutte le diverse autorità politiche ed amministrative dovrebbero operare, specialmente in un periodo di emergenza sanitaria come quella attuale, con l’obiettivo evidente di attenuare gli effetti devastanti sanitari, economici e sociali della pandemia. Quindi, sempre all’interno del medesimo paese responsabile, gli obiettivi da perseguire dovrebbero venire individuati nell’immediato (1) nel contenimento di ogni conseguenza sanitaria legata direttamente alla pandemia, mentre nel futuro più prossimo (2) nel neutralizzarli in previsione di una terza ondata allestendo un piano pandemico adeguato.

A novembre del 2020 il Ministro della Sanità Speranza e il suo commissario Arcuri si spesero per l’allestimento delle famose Primule dal costo di 400.000 euro ciascuna con il meraviglioso contributo creativo dell’archistar Boeri. Un progetto devastante sotto il profilo della distrazione dall’obiettivo principale che doveva essere rappresentato dalla individuazione di spazi esistenti all’interno dei quali allestire le vaccinazioni di massa, come ampiamente avvenuto in Gran Bretagna. Nel paese protagonista della Brexit le vaccinazioni sono state allestite anche all’interno delle chiese mentre in Israele addirittura nei centri commerciali dell’Ikea: dimostrazione di un felice ed intelligente pragmatismo privo di remore ideologiche.

In un paese normale, poi, a novembre, ma forse già da ottobre, il governo italiano avrebbe dovuto preoccuparsi di ottenere delle forniture di vaccini adeguate esattamente come ha fatto la Germania. Paradossale come, per quanto riguarda l’allestimento operativo dei piani vaccinali, Gran Bretagna ed Israele non facciano parte dell’Unione Europea mentre la Germania abbia acquistato dosi aggiuntive di vaccini trasgredendo le regole dell’Unione Europea. Ulteriore conferma di come lo spirito europeista venga ancora una volta messo a dura prova dalla inconsistenza professionale e strategica dell’Unione Europea stessa, manifestazione cristallina di una inadeguatezza delle “risorse umane” europee.

Tornando, quindi, ad un paese normale le nuove richieste di lockdown, anche se probabilmente inevitabili, ora rappresentano però in modo chiaro e limpido il fallimento delle strategie di contenimento ma soprattutto l’assenza di un’operatività per una vaccinazione di massa: ancora oggi infatti, e siamo all’inizio di marzo, non è operativo un vero e proprio piano vaccinale anche nelle direttive generali. In aggiunta, solo adesso verrà coinvolta l’industria farmaceutica in una possibile produzione di vaccini in licenza.

In questo contesto risulta patetica, oltre che irritante, la giustificazione delle autorità europee italiane e regionali che indicano nel ritardo nella consegna dei vaccini la motivazione di questo vergognoso ritardo. Una situazione assolutamente intollerabile proprio ora che i numeri dimostrano come addirittura di alcuni vaccini vengano utilizzati solo il 10% (Astra Zeneca) mentre per quanto riguarda gli altri oltre il 30% rimanga inutilizzato.

In questa situazione all’interno di un paese normale i responsabili di tale fallimento che coinvolge una intera classe politica nazionale e regionale (come non ricordare la frase “abbiamo 27 milioni di dosi” del presidente della Regione Veneto) i responsabili dovrebbero alzarsi in piedi e chiedere scusa per i danni che stanno arrecando con i nuovi lockdown legati più ad un ritardo nell’esecuzione di un piano vaccinale generale che non alle mutazioni del virus stesso.

Il risultato netto legato a questa assoluta incertezza si manifesta non tanto nella difficoltà di comprendere le variabili del virus quanto nella assoluta incertezza legata alla percezione della mancanza, ancora oggi, di un piano vaccinale complessivo ed adeguato alle aspettative di un paese normale: il nostro.

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