Kenyoti in Russia
Recentemente il primo ministro del Kenya, Musalia Mudavadi, si è recato a Mosca per ottenere che la Russia si astenga definitivamente dal reclutare cittadini kenyoti per arruolarli e mandarli al fronte nella guerra contro l’Ucraina, dopo averli fatti espatriare con fasulle promesse di attività lavorative.
Per il Kenya è un reato, punibile con un massimo di 10 anni di carcere, arruolarsi o farsi arruolare in eserciti stranieri. Secondo il governo kenyota la Russia ha arruolato illegalmente 252 suoi cittadini, ma l’intelligence keniota sostiene che siano state molte di più le persone tratte in inganno.
I kenyoti sono stati attirati con la promessa di lavori civili ben retribuiti e si sono invece ritrovati al fronte in Ucraina, a combattere. Il primo ministro kenyota ha negoziato un accordo e concederà un’amnistia se la Russia immediatamente farà rimpatriare i cittadini del Kenya inviati al fronte ma le autorità russe sembra si rifiutino di assumersi i costi del rimpatrio.
Il Kenya non è l’unico Paese dal quale la Russia ha recuperato, con l’inganno, carne da cannone, cioè persone da mandare in prima linea sotto il fuoco nemico. Tutto questo dimostra ancora una volta la sempre più evidente difficoltà di Putin di trovare russi disponibili a farsi ferire ed ammazzare in una guerra che ha portato centinaia di migliaia di morti sacrificati al delirio di onnipotenza dello zar del Cremlino.




