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La democrazia a doppio senso di circolazione

Nel momento in cui un governo come espressione di una ampia maggioranza parlamentare emette un   decreto legge che obbliga ad adempiere ad una profilassi rigorosa e da seguire entro una data precisa per assicurarsi l’accesso a determinati servizi allora la sua azione non può limitarsi alla semplice applicazione del divieto. Lo stesso governo, infatti, deve contemporaneamente dimostrare di avere la capacità reale di rispondere al numero totale delle richieste di vaccinazione dalla data del decreto a quello dell’introduzione dell’obbligo indicato. Un principio democratico assolutamente sconosciuto alla classe dirigente politica italiana e non certo da oggi. Basti ricordare, tanto per fare un esempio, come lo stesso governo abbia chiuso l’accesso alle navi da crociera alla marittima di Venezia mettendo sul lastrico un’intera filiera produttiva e di servizi che occupa migliaia di persone e quindi fonti di sostentamento per migliaia di famiglie. Quando, invece, nello specifico sarebbe stato auspicabile creare precedentemente all’imposizione del divieto le condizioni alternative all’ingresso delle navi al porto di Venezia per poi imporre, solo successivamente alla creazione di queste misure alternative, il divieto dal 1° di agosto 2021. Una successione logica e temporale assolutamente inversa rispetto a quella seguita dalla classe politica locale, regionale e nazionale.

Quasi contemporaneamente lo stesso governo, al di là delle disquisizioni tecniche, etiche e sanitarie relative all’efficacia dei vaccini, nel momento in cui si chiede all’intera popolazione di vaccinarsi per ottenere un green pass e quindi evitare una possibile esclusione dall’accesso a determinati servizi indica anche un limite temporale per l’introduzione dei medesimi divieti. Lo stesso Stato, allora, dovrebbe dimostrare contemporaneamente di possedere la capacità di vaccinare tutte le persone e nessuna esclusa o quantomeno di possedere il numero di vaccini necessario rendendo entro quella data indicata nello stesso decreto la completa vaccinazione della popolazione italiana. In altre parole, se questa decisione governativa dovesse dimostrarsi anche uno strumento di pressione per avvicinare gli scettici alla vaccinazione il governo comunque dovrebbe già da ora essere in grado di rispondere a tutte le potenzialità strutturali che permettano di vaccinare tutti i “ritardatari” come espressione della stessa democrazia.

Nel caso contrario chi risultasse indotto, dall’introduzione di questi nuovi divieti in mancanza di un green pass, a vaccinarsi e non trovasse la disponibilità di ottenere perlomeno la prima dose di vaccino risulterebbe sicuramente discriminato.

La democrazia, quindi, non può venire intesa come un rapporto a senso unico. Non si può intendere un sistema democratico quello nel quale solo il cittadino deve adeguarsi supinamente all’imposizione governativa. Viceversa anche lo Stato deve essere in grado di offrire a tutti la possibilità di ottemperare agli obblighi imposti dal potere esecutivo e di adempiere alle profilassi indicate.

La democrazia, in altre parole, deve rappresentare una strada a doppio senso di circolazione nella quale diritti e doveri trovano una sintesi tanto più felice quanto maggiore risulta la possibilità e la capacità dello Stato di rispondere compiutamente alle reali esigenze dei cittadini anche in ambito di obbligo vaccinale.

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