Attualità

La libertà europea ed il sovranismo del governo Conte

In piena pandemia e dimostrando una schizofrenia senza precedenti il governo ha varato il cashback la cui applicazione risulta evidentemente più importante dell’elaborazione di un piano per il Recovery Fund che la Francia ha già presentato a settembre.

Il nostro governo, invece, sta scegliendo gli ultimi 300 esperti da affiancare ai 450 precedentemente selezionati durante la prima pandemia: ultimata questa selezione si avvierà la selezione da presentare all’Unione Europea, che ha già dimostrato una certa insofferenza per i tempi richiesti dal governo italiano.

Tornando al cashback, questa iniziativa economica e fiscale viene esaltata dal ministro dell’Economia che di fatto, esattamente come la lotteria degli scontrini, tende a privilegiare l’utilizzo della moneta elettronica.

Questi atti governativi sono la cristallina espressione di una impostazione economica e fiscale comune tanto alla sinistra (la cui radice ideologica giustifica la supremazia dello Stato sul contribuente) quanto all’area che ha l’ardire di definirsi liberista ma che invece altro non è se non una versione statalista in salsa verde (la lotteria è stata ideata da Bitonci quando era viceministro del governo Conte 1).

Una strategia economica e fiscale che ancora una volta impone una scala valoriale meritoria nella complessa ed articolata questione dei pagamenti e premia l’utilizzo di una forma rispetto ad un’altra.

Ancora una volta la BCE si dimostra fortemente critica nei confronti dell’iniziativa governativa italiana, esattamente come aveva dimostrato nel luglio 2020 quando venne abbassata la soglia dei contanti (https://www.ilpattosociale.it/attualita/la-bce-e-lambiguita-del-governo-conte/). In quell’occasione la Bce indicò con precisione come questa scelta arrecasse un sicuro danno alle fasce economiche più deboli.

Quindi, ancora una volta, in occasione di questo dicembre 2020, con l’introduzione del cashback unito alla lotteria degli scontrini, il governo, e soprattutto i partiti di maggioranza, tutti europeisti a parole, si rivelano attraverso la propria politica fiscale ed economica i veri sovranisti, nel senso che impongono leggi in aperto contrasto con i principi stabiliti dall’Unione Europea, in ragione di una propria supremazia fiscale ed economica nazionale.

Si assiste all’ennesima dimostrazione evidente dell’ambiguità del governo in carica che ha l’ardire di dichiararsi europeista ma che nella realtà si rivela un bieco sovranista mosso da posizioni ideologiche massimaliste.

Il principio democratico al quale l’autorità europea si ispira è in buona sostanza quello che garantisce “la piena Libertà nella scelta delle forme di pagamento ma soprattutto la neutralità delle istituzioni in rapporto alle diverse modalità di pagamento”. Una neutralità che in Italia da anni ha lasciato il posto ad una miope ideologia statalista nella quale attraverso le forme di pagamento il suddito fiscale deve dimostrare la legittimità delle risorse economiche possedute. Per cui deve essere il cittadino a dimostrare questa legittimità e non lo Stato a dimostrare il contrario. Una inversione dell’onere della prova che ci esclude dal novero delle democrazie occidentali.

E’ opportuno come i principi di libertà si possano manifestare in diversi ambiti politici, sociali ma anche economici. In altre parole, la libertà non può essere solo il riconoscimento di una coppia di fatto ma è anche la libertà di spendere nelle più diverse forme quanto viene guadagnato legittimamente senza per questo dover rendere conto ad uno stato incapace di controllare la legittimità dei guadagni alla fonte ma che preferisce tracciarli a valle.

Per fortuna esiste la BCE contro i sovranisti economici e fiscali.

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