Attualità

La metamorfosi bancaria

Un recente studio ha dimostrato come quasi il 50% degli utili degli Istituti bancari venga rappresentato dalle commissioni calcolate sulle operazioni sia di cassa che finanziarie. Questo dato è quanto mai interessante e contemporaneamente preoccupante in un’ottica di medio e lungo termine. Il sistema degli istituti di credito, in altre parole, trova le proprie marginalità non più solo dalla funzione istituzionale legata al finanziamento dello sviluppo economico del Paese, e quindi delle imprese, ma la metà degli utili dipende da “semplici” operazioni di cassa o finanziarie la cui valenza risulta assolutamente marginale come ricaduta o moltiplicatore del PIL.

Buona parte di queste commissioni, infatti, deriva da operazioni legate alla gestione del risparmio privato conseguentemente alla vendita di prodotti finanziari alla propria stessa clientela.

Va ricordato, nello specifico, come gli stessi istituti di credito conoscano già perfettamente le potenzialità economiche del singolo risparmiatore detenendo presso le proprie filiali i depositi in conto corrente.

Emerge    così, tanto per cominciare, un evidente conflitto di interessi in quanto la conoscenza dell’importo dei depositi dei potenziali risparmiatori/investitori rappresenta un vantaggio nei confronti dei concorrenti ed un conflitto di interessi con la clientela alla quale successivamente viene proposto un piano di investimenti “mirato”.

Si viene così a creare una sorta di rendita di posizione a favore degli istituti di credito composta dalle marginalità provenienti da ogni singola operazione legata alla gestione del risparmio privato e dal crescente utilizzo della moneta elettronica espressione della accondiscendenza del sistema politico il quale da decenni, in cambio del finanziamento del proprio debito pubblico, combatte la battaglia contro l’uso del contante.

Va poi ricordato, inoltre, come la sostanziale comunione di intenti ed interessi tra compagine politica e bancaria avvenga nonostante le critiche della Bce tanto in relazione alla riduzione del limite massimo al contante quanto al trattamento privilegiato riservato dal sistema fiscale italiano agli utilizzatori dei pagamenti elettronici.

Si apre così, contemporaneamente, un altro problema fondamentale in relazione alla politica di sviluppo del nostro Paese specialmente dopo un biennio terribile legato alle conseguenze della pandemia.

La costante deriva finanziaria e commerciale del sistema bancario preferito al finanziamento dello sviluppo e quindi del sistema imprenditoriale indica come appaia fondamentale quantomeno la comprensione del “vuoto operativo” che ne deriva nel contesto economico dalla “bigamia bancaria”. Successivamente emerge la necessità di individuare delle scelte operative per avviare in un’ottica di sviluppo quali nuovi attori possano sopperire e sostituirsi al vuoto generato dal “tradimento” della funzione istituzionale del sistema bancario.

All’interno di questa crisi pandemica molti hanno prima individuato e successivamente utilizzato a larghe mani la Cassa Depositi e Prestiti. Una scelta probabilmente senza alternative nell’immediato ma che dovrebbe risultare legata al solo periodo emergenziale pandemico, non in grado quindi di diventare una scelta strutturale come qualcuno con leggerezza indica. Anche perché sarebbe paradossale come, successivamente alla privatizzazione dei sistema bancario, fosse una istituzione pubblica come CdP quella individuata per sostituire il sistema degli istituti di credito nella funzione di sostegno alla ripresa economica.

La pericolosa metamorfosi, quindi, degli istituti di credito in negozi di prodotti finanziari comunque dovrebbe suscitare delle legittime preoccupazioni.

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