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La pandemia porta ad un’impennata del 30% dei disturbi

Sono responsabili di circa 4mila decessi all’anno in Italia, tra i giovani, persone under 30. I disturbi del comportamento alimentare, come anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata, colpiscono circa 3 milioni di italiani e sono in aumento con la pandemia, di circa il 30%. Lo confermano alcuni dati di una survey nell’ambito del Progetto CCM dedicato ai Disturbi del Comportamento Alimentare del Ministero della Salute. Secondo i dati della Survey nel primo semestre del 2020 sono stati rilevati nei 230.458 nuovi casi, nel primo semestre 2019 erano 163.547.

A marzo, il 15, si tiene la giornata del fiocchetto lilla, dedicata a questi disturbi, ideata nel 2012 dall’Associazione “Mi Nutro di Vita”. L’iniziativa parte da un padre, Stefano Tavilla, che ha perso la figlia Giulia a soli 17 anni per bulimia e ricorre il 15 marzo, proprio nel giorno della sua scomparsa. “La pandemia – aggiunge Tavilla – ha mostrato che questi che non sono disturbi ma vere e proprie malattie non sono solo appannaggio dell’età adolescenziale: c’è una forbice allargata, che ricomprende molto con l’isolamento anche la fascia pediatrica, con anche tanti maschi. La forbice si estende poi anche verso l’alto, con persone di 40-45 50 anni, in cui le ristrettezze hanno fatto da detonatore di una malattia con cui già convivevano magari da 30 anni”. “Nella lotta per il riconoscimento di queste malattie-specifica- abbiamo individuato uno strumento legislativo nei Lea, i livelli essenziali di assistenza. Se queste patologie venissero inserite nei Lea le Regioni sarebbero obbligate a un percorso e reti di cura. In Italia non si muore perché malati anoressia e bulimia, ma per il non accesso alle cure, un problema acuito dalla pandemia”.

Di “blackout terapeutico con la pandemia” e una ripresa delle visite a settembre dopo il primo lockdown, vedendo in pieno gli effetti con nuove diagnosi, parla anche Laura Dalla Ragione, direttore della rete USSL 1 dell’Umbria e referente del Ministero della Salute per i disturbi del comportamento alimentare. “È un’epidemia – conclude – adesso bisognerà mettere insieme un sistema di cure diffuso. Serve una rete completa di assistenza, e metà delle Regioni non ce l’ha. Il messaggio però è che da queste malattie si può guarire. Con una diagnosi precoce le probabilità di guarigione sono di circa l’80%”.

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