La Repubblica Centroafricana batte cassa con gli Emirati Arabi per pagare i mercenari russi
Il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadera, si sarebbe rivolto agli Emirati Arabi Uniti per finanziare le operazioni degli Africa Corps, i mercenari russi ex Wagner presenti nel Paese dal 2018. Lo riferiscono fonti di “Africa Intelligence”, secondo cui in cambio Bangui potrebbe fungere da snodo logistico per l’apparato di supporto degli Emirati a sostegno delle Forze di supporto rapido (Rsf) nella guerra in Sudan. Se confermata, la notizia confermerebbe le indiscrezioni di stampa secondo cui Touadera starebbe cercando di rafforzare i legami con Abu Dhabi, consentendo al presidente emiratino, Mohammed bin Zayed, di espandere la sua rete di alleanze militari e partnership strategiche in tutta l’Africa. Al centro di questa ambizione c’è la posizione geografica cruciale della Repubblica Centrafricana, potenziale fulcro del più ampio programma di sicurezza di Abu Dhabi nella regione.
La mossa di Mohammed bin Zayed è ampiamente vista come un tentativo di spianare la strada alla creazione di avamposti militari negli Emirati, garantendo al contempo l’accesso alle vaste risorse naturali della Repubblica Centrafricana, con l’oro in cima alla lista. Secondo quanto riportato dalla stessa “Africa Intelligence” in un articolo datato 31 marzo 2025, tuttavia, le ambizioni degli Emirati vanno oltre la presenza militare sul territorio e prevedono la creazione di una rete regionale di raccolta ed elaborazione di informazioni di intelligence, il che dimostra un interesse strategico più profondo nel cuore del continente. Gli Emirati puntano, in particolare, ad utilizzare il territorio dell’Africa centrale come trampolino di lancio strategico per lo schieramento di truppe e armi in Sudan, un conflitto in cui Abu Dhabi è emerso come attore chiave, sostenendo le Rsf guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto come “Hemeti”.
Questa diplomazia militare, come sottolinea “Africa Intelligence”, è guidata tanto da calcoli finanziari quanto dal desiderio di trasformare la Repubblica Centrafricana in un polo di sicurezza sub-regionale, un’ambizione che sembra essere in stretta sintonia con l’agenda dello stesso presidente Touadera. Secondo “Africa Intelligence”, la scelta della Repubblica Centrafricana risiede nella geografia del Paese, e in particolare della regione di Vakaga, al confine con il Ciad e il Sudan: una zona remota e instabile, considerata strategicamente vitale per le crescenti ambizioni regionali di Abu Dhabi, essendo stata teatro di operazioni intermittenti da parte delle Rsf negli ultimi due anni, fin dallo scoppio della guerra in Sudan. Gli Emirati, del resto, sono stati accusati sempre più spesso di sostenere le forze di Dagalo, fornendo al gruppo paramilitare finanziamenti, armi e persino cure mediche per i suoi combattenti feriti. Accuse che hanno raggiunto la scena internazionale, tanto che Khartum ha intentato una causa contro Abu Dhabi presso la Corte internazionale di giustizia (Cig).
Il 15 giugno 2024, inoltre, un rapporto degli esperti delle Nazioni Unite ha rivelato che le Rsf hanno utilizzato la città di confine di Umm Dafuq, adiacente alla Repubblica Centrafricana, come “importante snodo logistico” e “linea di rifornimento” per reclutare nuovi combattenti. Nel frattempo, nella città settentrionale di Birao, capoluogo della prefettura di Vakaga, sarebbero in corso trattative tra gli Emirati e le autorità di Bangui. Al centro dei colloqui ci sarebbe l’accesso a una piccola pista di atterraggio che potrebbe servire a rafforzare la logistica militare di Abu Dhabi vicino al fronte sudanese, una mossa ampiamente considerata volta a sostenere le linee di rifornimento delle Rsf. Negli ultimi mesi sarebbero in corso lavori per rendere la pista di atterraggio adatta a piccoli aerei, in una zona parzialmente controllata dai membri dell’ex gruppo russo Wagner, che si dice supervisionino le attività e le visite degli ingegneri topografici emiratini. Per gli strateghi di Abu Dhabi il sito rappresenta un’opportunità per diversificare la loro presenza regionale e ridurre la dipendenza dalla base aerea di Umm Jarras, nel Ciad nord-orientale, una risorsa militare fondamentale attualmente sotto il controllo degli Emirati.
Una delle ragioni principali dietro il passaggio degli Emirati Arabi Uniti da Umm Jarras a Vakaga potrebbe risiedere nelle crescenti tensioni interne allo stesso Ciad. L’uso del territorio e delle piste di atterraggio del Ciad da parte di Abu Dhabi ha provocato la reazione negativa di importanti figure politiche e di diversi generali di alto rango dell’influente gruppo etnico Zaghawa, cui appartiene il presidente Mahamat ibn Idriss Deby Itno, che hanno apertamente criticato il capo dello Stato per quello che descrivono come il suo coinvolgimento di fatto nella guerra in Sudan. Nonostante la forte opposizione all’interno della sua tribù, il presidente Deby continua a dipendere fortemente dal sostegno militare e finanziario emiratino. Abu Dhabi, scrive “Africa Intelligence”, intende espandere gradualmente la propria presenza nella Repubblica Centrafricana, utilizzando la piccola pista di atterraggio di Birao come banco di prova per questa nuova partnership militare. L’obiettivo non è semplicemente quello di trasformare la pista di atterraggio in una base militare, ma anche di renderla un polo logistico per il trasporto di equipaggiamenti in Sudan, nonché in un punto di sosta per le Rsf, che di recente hanno riconquistato la città di El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, proprio grazie al sostegno decisivo degli Emirati.
Secondo gli analisti, il coinvolgimento emiratino nella regione è guidato dai propri calcoli strategici e potrebbe essere considerato come un potenziale fattore di infiammabilità in un’area già di per sé instabile. Una mossa del genere rischia di minare l’autorità del presidente ciadiano Deby e potrebbe portare a sviluppi imprevedibili nella guerra per procura degli Emirati in Sudan. Anche considerando le dinamiche interne della Repubblica Centrafricana, nonostante il crescente malcontento tra gli alleati di Touadera e una frattura con diversi alti dirigenti militari e della sicurezza accusati di favorire Dagalo rispetto all’esercito sudanese, il presidente centrafricano è finora riuscito a mantenere i suoi legami con l’esercito sudanese, sebbene con meno intensità rispetto a prima. Mohammed bin Zayed starebbe cercando di sfruttare a suo favore queste fluttuazioni nei rapporti tra Touadera e il presidente del Consiglio sovrano sudanese Abdel Fattah al Burhan. D’altro canto, i legami sempre più stretti tra la Repubblica Centrafricana e gli Emirati stanno suscitando serie preoccupazioni tra i partner del Paese e i donatori europei. Le Nazioni Unite e la loro missione nella Repubblica Centrafricana hanno espresso profonda preoccupazione per la possibilità che il conflitto in Sudan si estenda alla regione su scala molto più ampia, a causa delle politiche espansionistiche degli Emirati e della Russia nell’area. Di qui l’importanza che viene attribuita ai confini della Repubblica Centrafricana, che rivestono un’importanza economica strategica data l’enorme ricchezza mineraria inutilizzata del Paese.



