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La Supremazia democratica

La democrazia comporta per sua stessa natura un costo “gestionale” rappresentato dal mantenimento dei principi ispiratori, evitando quindi di declinare in un posizione di forza dello Stato nei confronti dei cittadini in deroga agli stessi principi ispiratori. Questa consapevolezza è evidentemente sconosciuta a buona parte dei rappresentanti di quei partiti che troneggiano (con tutto il rispetto per i partecipanti alla trasmissione di Maria De Filippi) nel nostro Parlamento.

La Supremazia democratica rappresenta l’essenza democratica e viene espressa anche attraverso un atteggiamento di sufficienza nei confronti degli avversari politici intenti a minarne i principi democratici (nello specifico dell’ultima manifestazione individuabili in comportamenti vietati dalle norme penali) approfittando degli spazi a loro garanzia assicurati dallo stesso sistema democratico in quanto tale.

Nello specifico, al di là delle implicazioni penali alle quali giustamente dovranno rispondere i dirigenti di Forza Nuova ed eventuali simpatizzanti e complici dei disordini delle manifestazione a Roma, si chiede, anzi si pretende, ora lo scioglimento di Forza Nuova in virtù della legge Scelba, che vieta la ricostituzione del partito fascista, emanata successivamente alla seconda guerra mondiale e quindi dopo sessant’anni (60). Nel contesto attuale assume connotati molto più simili a un quadro normativo troppo incline alle interpretazioni e da aggiornare. Emerge evidente la necessità di evitare che questo quadro normativo si trasformi in una legge contro le opinioni opposte al sistema politico attuale ma sempre garantito dalla democrazia. A questo si aggiunga poi un aspetto paradossale rappresentato dallo spirito europeista spesso invocato da chi ora chiede lo scioglimento di Forza Nuova.

A loro signori andrebbe ricordato come, si ripete se non fosse chiaro al di là delle responsabilità penali e civili esiste comunque un fattore politico e soggettivo in relazione all’attribuzione del carattere di ricostituzione del partito fascista nell’operato di questi gruppi. Non può assolutamente, infatti, essere sufficiente per tale identificazione utilizzare il parametro della “violenza squadrista” nelle proprie azioni in quanto la medesima tipologia di violenza si riscontra anche in gruppi estremisti di sinistra, come i centri sociali, che nessuno intende qualificare come fascisti pur adottando le medesime strategie squadriste. In più quest’ultimi riescono anche a ottenere un certa accondiscendenza da parte delle istituzioni, specialmente comunali.

Quindi rimane incerto non tanto il perimetro normativo penale (la legge Scelba dopo 60 anni ormai è quasi una legge contro la libertà di opinione) utilizzato per indicare un partito fascista quanto i principi stessi ispiratori utilizzati dalla legge stessa: prova ne sia che lo stesso Luigi Einaudi, pur preoccupato della crescita di nemici interni al sistema Democratico, non ne approvò il contenuto e tantomeno l’introduzione.

Infine l’ordinamento italiano ma soprattutto gli europeisti a corrente alternata non tengono in alcuna considerazione la storica decisione del Parlamento Europeo che ha equiparato il nazismo e il fascismo al comunismo con una votazione nel settembre 2019.

Come logica conseguenza di questa decisione del Parlamento Europeo all’interno di una democrazia liberale sarebbe necessario ed auspicabile certo l’aumento delle conseguenze penali e patrimoniali per i responsabili dei danni causati durante le manifestazioni, siano questi di Forza Nuova o dei centri sociali, ma senza nessuna conseguenza “politica” come un possibile scioglimento.

Contemporaneamente lo stesso sistema dovrebbe offrire prova di una consapevolezza e stabilità democratica permettendo la coesistenza al proprio interno di associazioni di opinione, ripeto di sola opinione, avverse al sistema stesso.

In fondo nessuno ha mai contestato la libertà di opinione ai negazionisti dell’Olocausto come agli ideologi delle Brigate Rosse o dei movimenti eversivi di estrema destra.

La storia e la consapevolezza democratica li hanno, infatti, ampiamente ridicolizzati In modo tale da relegarli a margine della stessa società, viceversa si contestano quando qualche istituzione statale offre degli spazi ai sostenitori di queste deliranti opinioni.

Emerge evidente una volta di più come il nuovo millennio venga rappresentato da una classe politica e dirigente espressione di un delirio autoritario e sempre meno incline alla libertà di pensiero nelle sue articolate espressioni e votata, quindi, più al controllo ed alla repressione di quelle forme di pensiero non allineate (basti pensare al delirio oscurantista del politically correct).

In ultima analisi emerge una volontà politica finalizzata alla limitazione delle opinioni e quindi espressione di fattore distintivo di ogni sistema autoritario.

Le garanzie democratiche alla libertà di pensiero, invece, non possono essere soggette a norme penali che possano individuare “le opinioni vietate” relative ad uno specifico partito o associazione.

Aveva assolutamente ragione Flaiano quando affermava come in Italia i fascisti fossero di due categorie: i fascisti dichiarati e gli antifascisti.

Uno stato democratico si dimostra forte e superiore quando risulta è in grado di convivere con opinioni ed ideologie finalizzate alla distruzione della sua stessa esistenza. Tutto il resto è modesta ideologia, espressione di una classe politica convinta di coprire le proprie lacune democratiche con un approccio ideologico oscurantista ed autoritario.

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