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La vera epidemia? La crescita ulteriore della spesa pubblica

Dal 2015 ad oggi ogni governo che si sia succeduto alla guida del nostro Paese ha avuto l’accondiscendenza dell’Unione Europea in relazione alla tenuta dei nostri conti in cambio di qualcosa o sfruttando una situazione.

Il governo Renzi ebbe anche la fortuna di ottenere il semestre di presidenza della Unione europea ma si distinse per non proporre una legge europea a tutela del made in Italy ed accettò in più di offrire rifugio a tutti i flussi migratori verso l’Europa con il fine di ottenere come contropartita qualche decimale di deficit.

Assieme al successivo primo ministro Gentiloni i due governi ebbero pure la fortuna di sfruttare un trend internazionale fortemente espansivo arrogandosi persino il merito di una crescita economica esterovestita, quindi indipendente dalla politica governativa italiana.

Il governo Conte, assolutamente incapace di gestire le problematiche dell’economia italiana sia nella versione con la Lega che con il PD, all’interno di una fase recessiva internazionale, pur avendo adottato il reddito di cittadinanza e quota 100, potrà godere dei “benefici” effetti della crisi economica e finanziaria legata al coronavirus. Non è difficile immaginare, infatti, come tutte le autorità monetarie internazionali per evitare delle ricadute ancor più negative per l’economia globale si vedranno costrette a mantenere delle politiche monetarie fortemente espansive.

Esattamente come con il governo Renzi e Gentiloni con il Quantitative Easing varato dalla Bce per smuovere un’economia stagnante anche per cercare di invertire l’impatto regressivo del coronavirus i tassi di interesse dovrebbero scendere grazie a nuove iniezioni di liquidità. L’effetto combinato renderebbe il costo del servizio al debito pubblico in graduale discesa pur essendo vicino alla soglia 2500 miliardi.

Ed esattamente come con i governi Renzi e Gentiloni l’attuale governo in carica avrà la possibilità di utilizzare i risparmi per la gestione del debito pubblico con il solito fine di accrescere la spesa pubblica improduttiva, forte anche della accondiscendenza dell’Unione Europea la quale ha già affermato che potrà mantenere un atteggiamento più accomodante in relazione al precario equilibrio del bilancio pubblico italiano.

Mai come in un’economia globale i focolai di crisi ed infettivi possono creare le condizioni ideali per gli speculatori finanziari fornendo loro strumenti legati alle politiche monetarie espansive. Al tempo stesso ne traggono immeritati benefici tutti i governi dal 2015 ad oggi i quali invece di risanare e ridurre il rapporto debito PIL solo contabilizzando il minor costo in interessi del debito pubblico utilizzano invece tali economie per finanziare la spesa pubblica.

L’effetto paradossale del coronavirus quindi risulta essere una ulteriore globale accondiscendenza di fronte ad una irresponsabile politica governativa di crescita della spesa pubblica improduttiva che permetterà ancora una volta al governo in carica, come in passato, di accrescerla. Aumentando conseguentemente il debito senza fornire, viceversa, alcun supporto economico e finanziario all’Italia produttiva.

In altre parole, in passato il Quantitative Esasing e ora il coronavirus permettono la sospensione della responsabilità dei governi che si sono succeduti fino ad oggi alla guida del nostro Paese i quali continuano con politiche scellerate di crescita della spesa pubblica e del debito pubblico.

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