Attualità

L’attesa

L’attesa, questa lunga, inaspettata, irreale ed inquietante attesa non è ancora terminata. E’ nata con la paura e con angosciose prospettive di espansione rapida del coronavirus, un piccolissimo “mostro” invisibile che può provocare pandemie e seminare morte ovunque. E’ anche questa invisibilità presente a impaurire. Come fare ad evitarlo se non si vede? Come proteggersi, e in che modo, con quali strumenti far fronte alla sua arroganza mortifera? Si dice che abbia delle preferenze; predilige gli anziani, più deboli nella difesa e meno preparati alla protezione. E il mondo è esposto da questa invisibilità a rischi immensi, non solo sul piano umano, ma anche su quello economico e sociale. Tutto potrebbe cambiare. Le nostre poche sicurezze saltano del tutto, il vuoto che lasciano è immenso e pieno di incognite. Ecco, l’attesa è anche insicurezza e nutre smarrimento e perplessità. Le misure prese per colmarla sono giunte con un po’ di ritardo. E’ la categoria medica e quella degli scienziati del settore che hanno intravisto nell’isolamento la possibilità di una salvezza. I politici, sia pure a collo torto, hanno dovuto seguire istituendo norme rigide di prevenzione. Ed è cosi che interi comuni, intere regioni – la Lombardia in primo luogo – sono state isolate e messe in quarantena. Vietato entrare ed uscire. Tutti devono restare a casa. Nessun contatto estraneo, nessun assembramento, nessuna riunione in comune. Chiuse le chiese, i luoghi di spettacolo chiusi ed all’aperto come i cinema e gli stadi. L’attesa è diventata isolamento, solitudine. Il silenzio della città svuotata e quasi ferma non è tonificante ed aureo; è un silenzio sordo, snervante, imposto. Non aiuta a rimettersi, a sperare, a vedere la luce in fondo al tunnel. Fa piuttosto pensare ai momenti tristi e bui del periodo di guerra, quando le strade erano deserte perché i tedeschi le rastrellavano. Un’attesa senza rumori, ma non rassicurante.

Che succede nel frattempo negli ospedali? Il personale medico compie miracoli. Non c’è materiale sanitario per tutti. I colpiti dal virus si moltiplicano a vista d’occhio e le strutture non li possono contenere tutti. Molti devono rimanere a casa ed essere seguiti dal personale specializzato, che si fa sempre più raro. Si aprono le porte ai giovani laureati in attesa del placet alla professione. Si invocano i medici in pensione perché ritornino a fare il vecchio mestiere, appesantito dalla gravità della patologia. Il presidente del Consiglio dei Ministri è alla televisione giorno e notte a dare suggerimenti, a informare sulle misure che si stanno per prendere, come a voler dimostrare che il governo è all’altezza della situazione ed ha tutti gli affari in mano. I politici in realtà seguono il consiglio degli esperti. Balbettano tutti qualcosa, ma appare evidente che se in due anni che comandano non sono riusciti a farne una giusta, perché dovrebbero essere in grado in pochissimi giorni di cavare il ragno dal buco, cioè di indovinare le cose più idonee da intraprendere per combattere l’epidemia? Bisogna capirli, poveretti e dar loro una mano puntando sulla necessità di essere uniti. Poi l’attesa, come al solito, è punteggiata da momenti di folclore. I soliti quaquaraquà vedono nell’Europa un nemico che prolunga l’attesa. Se Germania e Austria non dimostrano collaborazione nel combattere l’epidemia è l’Europa che vuole penalizzare l’Italia, non i due governi che sono scorretti. Sarebbe come dire che se un giornalista di Mediaset sbaglia volutamente o meno una notizia, è Mediaset che ha scelto di informare male il suo pubblico. Ma non dicono subito quando l’UE stanzia 26 miliardi per portare aiuto a chi è stato colpito dal tsunami virale. Si, l’attesa è puntualizzata anche da fenomeni di ricatto politico e di provocazioni retoriche. Noi la trascorriamo chiusi in casa, non la temiamo. Sappiamo che la paura fa soltanto brutti scherzi e facciamo di tutto per tenerla lontana. Meditiamo sulla sorte dell’umanità che con tutto il suo progresso, con tutta la potenza delle sue bombe, con lo sviluppo incredibile delle sue nuove tecnologie, che da sole cambieranno questo mondo in poco tempo, rimane in balia di un essere invisibile che la può distruggere. Sì, l’attesa è anche un grande mistero della vita.

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