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L’auto? La si noleggia a lungo termine sempre più, gli acquisti continuano a calare

Il mercato dell’auto sta attraversando una fase di trasformazione che riguarda non solo i volumi, ma il modo stesso in cui si accede al veicolo. Nel 2025 il mercato del noleggio ha superato le 520.000 immatricolazioni, con una crescita di quasi l’11% rispetto al 2024, secondo ANIASA e Dataforce. Dopo aver sfiorato il 34% delle immatricolazioni nazionali nel primo trimestre 2026 (una vettura su tre), i dati di UNRAE, pubblicati il 4 maggio 2026 e riferiti ad aprile 2026, dimostrano che il noleggio complessivo si mantiene su livelli analoghi anche ad aprile, pur scendendo leggermente sotto questa soglia nel cumulato del primo quadrimestre. La crescita continua a essere trainata principalmente dal breve termine, salito al 13,1% nel mese, mentre il lungo termine attraversa una flessione congiunturale, fermandosi al 21,2%, penalizzato soprattutto dal calo delle società Captive, a fronte di un incremento delle società Top, e in un confronto con un primo trimestre 2025 segnato da picchi eccezionali legati al bando Consip.

Il quadro resta tuttavia complesso. Nonostante il mercato italiano delle autovetture abbia registrato una crescita dell’11,6% ad aprile e del 9,8% nel primo quadrimestre, le stime per il 2026 sono state riviste al ribasso e i volumi restano ancora inferiori ai livelli pre-pandemia. A questo si aggiunge un contesto internazionale sempre più incerto: le tensioni commerciali riaccese dalle ipotesi di nuovi dazi sull’automotive europeo alimentano ulteriori elementi di instabilità. In questo contesto, il noleggio non rappresenta solo una formula alternativa, ma una risposta strutturale all’incertezza che caratterizza le decisioni di acquisto: i listini delle auto nuove sono saliti nell’ultimo decennio, l’incertezza sulla motorizzazione pesa sulle decisioni di acquisto e il costo del denaro ha reso i finanziamenti meno convenienti.

Il noleggio a lungo termine risponde a queste pressioni con una proposta sempre più diffusa: un canone mensile fisso che può incorporare manutenzione, assicurazione e gestione burocratica, trasferendo al locatore il rischio di svalutazione e garantendo prevedibilità di costi e flessibilità gestionale. Non si tratta più di una formula riservata alle grandi flotte: si estende alle piccole imprese, ai professionisti e, in misura ancora contenuta ma crescente, ai privati. Secondo l’analisi elaborata da UNRAE sulla base dei dati forniti dal MIT, nel corso dei primi tre mesi del 2026 i contratti di noleggio a lungo termine di durata superiore a 30 giorni sono stati stipulati per il 15,2% con Privati (38.309 unità), e per l’84,8% con Società (213.371 unità).

Per i concessionari, questo si traduce in un cambiamento concreto: una quota crescente della clientela — aziende e privati — si muove secondo logiche, tempi e aspettative diversi rispetto all’acquisto tradizionale. Comprendere le ragioni di questa evoluzione è essenziale, perché sono le stesse che delineano opportunità e sfide per la distribuzione. Per le aziende, il noleggio a lungo termine consente di eliminare il rischio legato al valore residuo e di pianificare con maggiore continuità il rinnovo del parco veicoli, anche grazie ai benefici fiscali legati alla deducibilità dei canoni, variabili in funzione dell’utilizzo. Per i privati, invece, l’aumento strutturale dei prezzi rende la rata mensile una soluzione spesso più sostenibile rispetto all’acquisto finanziato.

A questi fattori si aggiunge un elemento meno tangibile ma sempre più rilevante: l’incertezza sulla motorizzazione — benzina, diesel, ibrido o elettrico — in un contesto normativo in continua evoluzione. Tra obiettivi sulle emissioni e possibili limitazioni alla circolazione, diventa sempre più complesso stimare il valore futuro di un veicolo acquistato oggi. Il noleggio consente di trasferire questo rischio al locatore e di mantenere flessibilità, permettendo di rivedere la scelta a scadenza del contratto senza dover anticipare scenari difficili da prevedere.

Accanto a queste dinamiche, si osserva anche un effetto meno immediato ma significativo sulla composizione delle motorizzazioni. Il noleggio a lungo termine, riducendo l’esposizione diretta al rischio di svalutazione — soprattutto in un contesto di incertezza normativa — rende più accessibile la scelta di soluzioni ibride rispetto all’acquisto tradizionale. I dati confermano questa tendenza: anche ad aprile 2026 le ibride si confermano leader del mercato, guadagnando 4,9 punti e salendo al 49,1% di quota (50,8% nel primo quadrimestre 2026), in crescita rispetto a un primo trimestre già particolarmente solido. In aumento anche le plug-in hybrid (PHEV), che raggiungono il 9,1% nel mese (8,9% nel cumulato), mentre le BEV si attestano all’8,5% di share, consolidando il trend positivo osservato nei mesi precedenti. Sul fronte opposto, il diesel continua a perdere peso in modo marcato, scendendo ormai sotto la soglia del 7% e confermando un trend di progressivo ridimensionamento. Ad aprile la quota si attesta al 6,9% (6,8% nel primo quadrimestre), in calo di 3 punti percentuali sia su base mensile sia nel cumulato, segno di una transizione ormai strutturale verso alimentazioni alternative. Anche il benzina continua a perdere peso, scendendo al 20,4% ad aprile, con un calo di quasi 7 punti percentuali, segno di una progressiva riconfigurazione delle scelte di acquisto. Una dinamica che contribuisce anche alla riduzione delle emissioni medie di CO₂, scese a circa 107 g/km nei primi quattro mesi dell’anno.

Per la rete distributiva questo si traduce in un contesto in progressiva evoluzione, che richiede un aggiornamento costante delle competenze, una gestione più attenta dello stock e un adattamento delle politiche commerciali a una domanda sempre più segmentata. La principale criticità, per i concessionari, è che questa crescita non si riflette in modo uniforme lungo la filiera della vendita. La quota prevalente del noleggio a lungo termine resta concentrata nelle flotte aziendali, gestite attraverso dinamiche negoziali che tendono a comprimere i margini della distribuzione.

A questo si aggiunge l’impatto del noleggio a breve termine sul mercato dell’usato, che si riflette direttamente sulle dinamiche di vendita dei concessionari. Le vetture provenienti dal rent-a-car rientrano rapidamente sul mercato con chilometraggi contenuti e prezzi competitivi, ampliando l’offerta disponibile e aumentando la pressione sui prezzi di vendita. Si tratta però di volumi che non sempre si traducono in un equivalente valore per la rete, perché associati a marginalità più contenute. Dopo il forte incremento registrato nel primo trimestre 2026 (+58,3%), sostenuto anche dal rinnovo anticipato delle flotte in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, il breve termine continua a crescere anche ad aprile, raggiungendo il 13,1% di quota, con un progressivo all’11,8%. Ne deriva un afflusso significativo di usato “giovane”, che i dealer tradizionali faticano a gestire in assenza di un approccio strutturato allo stock.

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