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L’economia circolare e Lavoisier

Come all’avvento di ogni crisi  (2008/2011/2020) anche nell’attuale lockdown ecco fiorire le richieste da parte della cosiddetta intelligentia italiana di un cambio culturale per ripartire con maggior slancio nel futuro prossimo.

Nel 2008-2009 la crisi finanziaria Made in Usa  che poi si trasformò nella terribile crisi economica nel 2010-2011 fece coniare da questi dotti pensatori la necessità dell’avvento della cosiddetta app/sharing e gig Economy  le quali avrebbero dovuto assicurare un nuovo sviluppo all’economia nazionale ed europea.

Paradossale che nella situazione attuale proprio l’economia legata a questo tipo di innovazione tecnologica risulti ancora attiva (e-commerce, consegna a domicilio dei pasti, etc) ma il nostro Paese contemporaneamente perda circa 100 miliardi al mese di Pil. Riconfermando ancora una volta come il parametro attraverso il quale  possa e debba venire valutata qualsiasi strategia economica viene fornito dalla semplice ricaduta occupazionale stabile. Non va dimenticato, infatti, come questa del 2020 rappresenti  la terza crisi in poco più di 12 anni che il nostro Paese deve affrontare mentre dalle precedenti non abbiamo imparato assolutamente nulla.

Partendo dal presupposto che il coronavirus non nasce per lo stile di vita occidentale ma da cause, come tutte le pandemie, indipendenti dalla volontà umana, risulta evidente come questa terza crisi economica  non  possa venire attribuita al modello economico attuale e alla sua gestione. Per dirla in breve non è la globalizzazione ad aver posto le basi per una simile pandemia quanto l’assoluta mancanza di regole, espressioni di sistemi normativi incompatibili per un mercato che si vuole e si definisce globale ma privo di un minimo comune denominatore che non sia quello mediato dal settore finanziario, cioè speculativo.

Non va dimenticato, inoltre, come solo fino a pochi mesi fa si enfatizzassero gli effetti vantaggiosi della globalizzazione per i consumatori in termini di minor prezzo (https://www.ilpattosociale.it/2020/01/07/il-ritardo-culturale-accademico/).

In questo periodo ecco che si ripresentano nuove teorie per un’economia ecocompatibile ed ecosostenibile basate su dati ed elaborazioni ideologiche opinabili  che proprio questa crisi ha messo in evidenza. A Padova, in ben quattro occasioni durante lo stop totale legato al Decreto Ministeriale che ha chiuso buona parte delle attività produttive come tutte le attività commerciali, si sono superati i limiti di pm10. Dimostrando per l’ennesima volta come il traffico automobilistico, al di là dell’inquinamento acustico, rappresenti l’ultima fonte di inquinamento rispetto ad altre all’interno del perimetro cittadino. Una volta in più emerge come dietro la spinta ecologista ci sia una ideologia non molto distante da quelle che hanno condannato molti paesi al declino.

Il concetto di sostenibilità che risulta assolutamente da condividere deve partire e venire certificato da parametri oggettivi che partono anche  dalla ricaduta occupazionale (https://www.ilpattosociale.it/2019/09/02/la-sostenibilita-complessiva-il-made-in-italy-e-lesempio-biellese/).

Viceversa proprio in questi periodi di crisi riemergono simili “teorie” di una economia compatibile con l’ambiente le quali dimenticano come già il sistema industriale italiano sia stato indicato come quello a più basso impatto ambientale (https://www.ilpattosociale.it/2018/12/10/sostenibilita-efficienza-energetica-e-sistemi-industriali/). Già nel 2018 infatti proprio le PMI, cioè le piccole e medie  aziende, rappresentarono il vero asse vincente anche sotto il profilo ambientale.

Partendo, quindi, da questi principi già adottati dal nostro sistema economico industriale e certificati in ambito di sostenibilità e rispetto ambientale invece di avventurarsi come ad ogni crisi in nuove teorie economiche sarebbe molto più interessante adottare un’altra volta il principio di Lavoisier. In un’economia circolare “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma” per cui anche gli scarti di produzione possono diventare materia prima e dare così inizio ad un nuovo ciclo produttivo.

Certificati questi risultati già ampiamente raggiunti dal sistema industriale ed economico italiano, una economia circolare si basa solo sulla libera circolazione di risorse economiche, persone e beni ma con una base di regole condivise relative alla tutela dei consumatori quanto dei lavoratori: in altre parole la tutela della filiera del Made in. Tutto il resto risulta semplice ideologia applicata alle giuste tensioni ambientaliste.

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