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L’economia sommersa vale 192 miliardi, quasi il 12% del pil

In Italia l’economia sommersa e quella illegale valeva, nel 2018, 211 miliardi di euro, ovvero l’11,9% del Pil, un dato leggermente migliore rispetto a quanto rilevato negli anni precedenti. Così come in lieve miglioramento si rivela anche la situazione del lavoro nero, anche quest’ultimo diminuito (per numero di unità) rispetto a quanto accadeva nel 2017. Questo, a grandi linee, il quadro rilevato dall’Istat nel rapporto sulla cosiddetta economia non osservata. Un quadro che, pur mostrando qualche segnale positivo soprattutto se rapportato con le tendenze degli anni precedenti, viene comunque additato dalle associazioni dei consumatori come la dimostrazione di un paese incivile e che ha perso la battaglia sul fronte del lavoro nero. Tra le maggiori spine nel fianco l’Italia annovera infatti un’economia illegale in via di peggioramento, trainata soprattutto dal traffico di droga ma anche dalla prostituzione.

Il rapporto Istat con gli ultimi dati disponibili che risalgono a due anni fa mostra che il peso del sommerso e dell’economia illegale si riduce complessivamente di circa 3 miliardi dal 2017, confermando la tendenza alla discesa dell’incidenza sul Pil (0,4 punti percentuali in meno) dopo il picco raggiunto nel 2014 (13,0%). In particolare, nel 2018 l’economia sommersa valeva 191,8 miliardi (10,8% del Pil): le principali voci, ricorda l’Istat, sono costituite dal valore aggiunto occultato tramite comunicazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) oppure generato mediante l’utilizzo di input di lavoro irregolare. Ad esso si aggiungono fra l’altro anche il valore degli affitti in nero e delle mance. La componente legata alla sotto-dichiarazione del valore aggiunto è scesa a 95,6 miliardi dai 98,5 del 2017, mentre quella connessa all’impiego di lavoro irregolare si attesta a 78,5 miliardi (80,2 miliardi l’anno precedente). Circa l’80% del sommerso economico si genera nel terziario e si concentra per circa due terzi in tre settori di attività economica: Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (40,3%), Altri servizi alle imprese (12,7%) e Altri servizi alle persone (12%).

Quanto al lavoro irregolare 3 milioni 652 mila persone nel 2018 svolgevano mansioni irregolarmente, 48mila in meno rispetto al 2017. Ed in particolare, la componente del lavoro non regolare dipendente scende dell’1,4% (-39mila unità), quella indipendente si riduce dello 0,9% (-9mila unità). Per quanto riguarda invece le attività illegali, il rapporto Istat mostra un incremento dell’1,8% tra il 2017 e il 2018 con proventi per 19,2 miliardi, ovvero l’1,1% del Pil. La crescita di questa voce è determinata per la quasi totalità dal traffico di stupefacenti il cui valore aggiunto sale a 14,7 miliardi di euro. Di non poco rilievo neppure il ruolo della prostituzione che ha generato consumi per 4,7 miliardi di euro (+6,8%) equivalente, secondo i calcoli del Codacons, ad una spesa media di 180 euro a famiglia.

Secondo l’Unione Nazionale dei consumatori i dati diffusi dall’Istat sono “sconfortanti, non degni di un Paese civile. I risultati ottenuti contro l’evasione sono a dir poco deludenti ed insignificanti ed i progressi fatti sono a passo di lumaca”, mentre sul lavoro nero “è una battaglia persa, dato che nessuno ha voluto ancora combatterla”.

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