L’intelligenza artificiale spaventa i lavoratori, ridurre la settimana lavorativa prima idea per rassicurarli
Negli Stati Uniti si dibatte ormai da tempo sul fatto che abbia ancora senso la settimana lavorativa di 5 giorni se le macchine fanno metà del lavoro, come in effetti avviene in alcune aziende, e il senatore Bernie Sanders insiste per ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni senza tagli allo stipendio.
Salesforce, una delle aziende più rilevanti del panorama software globale, dichiara che tra il 30% e il 50% del lavoro interno è gestito da agenti digitali: chatbot, strumenti predittivi, sistemi di automazione e modelli generativi capaci di scrivere codice, documenti, analizzare dati, gestire clienti. Di contro, però, nei primi mesi del 2025, ha tagliato oltre 1.000 posti di lavoro. Tutte le Big Tech americane, peraltro, da Amazon a Klarna a CrowdStrike stanno procedendo lungo la stessa strada. La proposta di Sanders vuole essere una risposta alla disoccupazione che l’automazione provoca: «Se l’IA è così brava, allora perché non usare il tempo che ci fa risparmiare per restituirlo alle famiglie?». Negli Stati Uniti, secondo alcuni studi del MIT e della Stanford University, l’introduzione dell’IA generativa ha portato a un aumento della produttività tra il 14% e il 34%, a seconda dei settori. PepsiCo ha annunciato una partnership strategica con Salesforce per adottare Agentforce, una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale pensata per automatizzare vendite, marketing e assistenza clienti, così da centralizzare le informazioni, ottimizzare i processi e “liberare” i team da attività manuali.
Dati rivelati lo scorso 3 giugno dal survey mondiale ‘Ai at Work’ del Boston Consulting Group frutto di un’indagine condotta su 11.749 impiegati e manager di aziende da diecimila dipendenti in su, in 14 mercati, per capire come l’intelligenza artificiale sta ridefinendo la natura e l’organizzazione del lavoro, con quali rischi e benefici attestano che secondo tre quarti degli intervistati (72%) l’intelligenza artificiale ha già modificato in modo significativo le competenze, quasi la metà afferma di dedicare più tempo alla gestione e supervisione dell’Ai che al lavoro svolto prima e solo un terzo si sente abbastanza preparato, mentre l’88% dei lavoratori intervistati dichiara di avere bisogno «di una formazione significativa nei prossimi cinque anni per acquisire le competenze necessarie nel lavoro potenziato dall’Ai». C’è poi un 41% che segnala «un maggior carico cognitivo». La riduzione del lavoro è significativa in India, dove il 70% dei lavoratori riesce a risparmiare un’intera giornata lavorativa a settimana, mentre negli Usa avviene solo per il 42% e in Italia per il 33%. Il risparmio di tempo è maggiore nei settori marketing, information technology, finanza e data science.
Ma dalla ricerca risulta anche che, benché in media il 42% dei lavoratori risparmino fino a otto ore la settimana grazie all’Ai, «la maggior parte delle organizzazioni non ha ancora imparato a convertire questo tempo in valore». «La prima ondata di adozione dell’Ai si è focalizzata sulla produttività individuale, la prossima necessita una trasformazione collettiva del lavoro — dice Vincianne Beauchene, partner di Bcg e coautrice dello studio —. Occorre una strategia chiara con priorità ben definite e comunicate all’interno dell’organizzazione — spiega Sylvain Duranton, leader mondiale di Bcg-X (la sezione tecnologica della società di consulenza) —. Piuttosto che investire in nuovi tool è importante ridisegnare il flusso di lavoro. Misurare l’efficacia e il grado di soddisfazione, anziché il grado di adozione». È già evidente la paura di essere sostituiti dagli algoritmi e di perdere il posto di lavoro, espressa non soltanto dal 56% degli indiani, ma anche da quasi la metà dei lavoratori inglesi (49%) e spagnoli (45%), o da quasi un terzo dei francesi. In Italia il grado di preoccupazione è più basso (22%), perché la penetrazione dell’Ai nelle aziende è più lenta e meno profonda. «C’è ancora un forte divario tra le imprese medio grandi, dove l’intelligenza artificiale è in via di adozione quasi nell’80% dei casi, e le piccole, dove è usata da meno del 10% — dice Elisabetta Paddeu, senior manager Ict di Gi Group, multinazionale italiana del lavoro sostenibile con servizi di consulenza per le risorse umane in 37 Paesi —. Rispetto all’Ai generativa abbiamo visto che c’è un’iniziativa diffusa a livello individuale nell’adottarla da parte dei lavoratori, che le aziende a volte sono in ritardo a governare».




