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L’Oms demolisce le sigarette elettroniche

Le sigarette elettroniche “sono dannose per la salute e non sono sicure”, sono particolarmente rischiose per lo sviluppo del cervello degli adolescenti e “possono danneggiare il feto in crescita”. Inoltre “non ci sono poche prove che aiutino i fumatori a smettere”. Pertanto, “laddove non siano vietate, devono essere regolamentate”. Questo il nuovo forte allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in un documento di domande e risposte pubblicato sul portale e rilanciato con una serie di tweet.

Le e-cig, si legge, “aumentano il rischio di malattie cardiache e disturbi polmonari”. Espongono, di seconda mano, anche i non fumatori “alla nicotina e ad altre sostanze chimiche dannose”. Inoltre, il liquido in esse contenuto “può bruciare la pelle e causare avvelenamento da nicotina se ingerito o assorbito. Esiste il rischio che i dispositivi perdano o che i bambini ingeriscano il contenuto”, e, ancora “possono causare gravi lesioni a seguito di incendi ed esplosioni”.

Nel documento, che sintetizza le principali evidenze fino ad oggi emerse dagli studi, si sottolinea che le sigarette elettroniche sono “particolarmente rischiose se usate dagli adolescenti”, poiché la nicotina in esse presenti crea “dipendenza nel cervello in via di sviluppo”. E, d’altronde, tra i 15.000 aromi ve ne sono “molti progettati per attirare i giovani, come gomma da masticare e zucchero filato”.

Dal 2015 Public Health England (PHE), così come altri enti e ricercatori hanno suggerito che passare dal fumare allo svapo, fosse più sicuro rispetto al fumo di tabacco. Un’ipotesi che l’Oms non conferma, affermando che “dipende dalla quantità di nicotina e di altre sostanze tossiche nei liquidi riscaldati”.

Per i consumatori di tabacco che vogliono smettere di fumare, precisa, “esistono altri prodotti collaudati, più sicuri e autorizzati, come cerotti sostitutivi della nicotina, gomme e trattamenti di dipendenza”.

Ad oggi, ricordano gli esperti dell’Oms, le e-cig sono “vietate in oltre 30 paesi in tutto il mondo, con sempre più Paesi che stanno prendendo in considerazione il divieto di proteggere i giovani”. Raccomandano pertanto di attuare misure normative che si adattino meglio al loro contesto interno. Il regolamento dovrebbe, tra l’altro, interromperne la promozione e “vietare che vengano fatte affermazioni false o non dimostrate in merito».

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