L’Ucraina non può aspettare
I “Grandi”, veri o convinti di esserlo, ormai disquisiscono, da giorni, sugli ipotetici punti che dovrebbero portare una pace, giusta e durevole, in Ucraina.
Nel frattempo qualche vero o presunto scandalo, tra alcuni personaggi a Kiev, e la certezza, consolidata da più prove, che il mediatore di Trump con Putin è più amico di Putin e più interessato ai reciproci business che a quello che invece preoccupa il mondo civile, quello che non ha il denaro ma la giustizia come obiettivo, e cioè la pace giusta, occupano articoli e non portano certo a notizie rassicuranti.
Noi possiamo fare ben poco oltre a continuare a scrivere, come sempre, la realtà, la realtà perché la verità la manipolano, inventano, modificano i potenti ed i loro servi.
La Russia di Putin ha attaccato l’Ucraina, un Paese indipendente e sovrano, dopo aver dichiarato, parole di Putin, fino al giorno prima che non ci sarebbe stata nessuna invasione.
L’invasione è stata fatta in spregio ad ogni regola internazionale, grazie a Putin non esiste più un diritto comune che regolamenti, almeno in parte, i rapporti tra gli Stati. Ora chiunque potrebbe attaccare chiunque perché l’unico diritto è quello della forza.
La prima notte di guerra l’esercito di Putin ha cercato, senza riuscirci, di conquistare la capitale, Kiev e di uccidere il presidente Zelensky.
Gli ucraini hanno invece respinto il proditorio attacco russo.
Potenze alleate hanno offerto a Zelensky di rifugiarsi all’estero e il presidente invece è rimasto al fianco del suo popolo organizzando la controffensiva.
Da ormai quattro anni l’ucraina resiste all’immensa potenza dello zar Putin che, per cercare di vincere quella che ha chiamato operazione speciale e non guerra, ha usato mercenari, arruolato assassini e detenuti nelle carceri, reclutato uomini disperati per la miseria delle regioni più lontane, ha siglato un accordo con un pazzo irresponsabile come Kim Jong-un mandando al massacro migliaia di ignari coreani.
Quella che Putin riteneva poco più di una passeggiata si è rivelata una guerra sanguinosa dove centinaia di migliaia di russi sono morti, migliaia di civili ucraini sono stati uccisi, migliaia di bambini rapiti, distrutte città e interi territori che non saranno più coltivabili per anni dopo l’inquinamento di proiettili e la presenza di mine antiuomo, il granaio d’Europa e dell’Africa è stato in parte distrutto dalla sciagurata smania di grandezza di un dittatore sanguinario che per la sua gloria ha distrutto parte del suo stesso popolo.
Gli alleati europei, pur con lodevoli intenzioni, non sono stati all’altezza del loro compito, l’Unione non ha abbastanza credibilità né verso la Russia né verso gli Stati Uniti perché è priva di una politica comune di difesa e di progetto ad ampio respiro, non è sufficiente allargare l’Unione ad altri paesi per crearne un interlocutore credibile nel mondo.
Gli Stati Uniti, nell’era Trump, stanno vivendo il periodo più basso della loro democrazia sia all’interno che verso il mondo e gli alleati, la decisione di Trump di non dare più armi all’Ucraina, se non vendendole alla Nato che a sua volta le vende agli alleati europei, è un sistema per non andare in rotta di collisione con Putin, al quale è legato da intricati sentimenti di invidia ed ammirazione, e di guadagnare sulle disgrazie altrui.
Intanto si parla di pace, una pace che, secondo Trump passa dal presupposto di cedere all’invasore russo intere regioni ucraine e nel rendere l’Ucraina e, di conseguenza l’Europa, sempre più debole e dipendente da interessi stranieri.
Non è certo una novità che a nessuna delle tre grandi potenze Stati Uniti, Grande Russia e Cina, dà molto fastidio l’ipotesi di doversi confrontare con una quarta potenza, l’Europa, mentre anche altri paesi, come l’India, stanno avanzando per chiedere il loro posto nello scacchiere politico ed economico internazionale.
Rendere più piccola e più ininfluente ed indifesa l’Ucraina è una strategia comune a Trump ed a Putin per rendere l’Europa sempre meno in grado di competere con le altre potenze, prima gli europei, popoli e leader, lo capiranno e meglio sarà ma ormai temiamo che i tempi siano troppo ridotti e l’Ucraina non può aspettare.




