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Merkel e Macron provano a dialogare con la Cina dopo lo strappo con l’Ue

È la seconda trilaterale in pochi mesi, ma dopo le recenti forti tensioni con la Cina, oggi si cerca innanzitutto di riprendere il filo del dialogo: Angela Merkel, Emmanuel Macron e Xi Jinping hanno affrontato, in un incontro virtuale, le relazioni dell’Ue con Pechino, strapazzate dalla cosiddetta guerra delle sanzioni e dallo stop all’accordo sugli investimenti, arrivato a maggio dal Parlamento europeo. Sullo sfondo pesa anche il G7 di Carbis Bay, che pur moderando la durezza americana, ha comunque assorbito l’impronta della politica di Joe Biden, con toni forti sulle violazioni dei diritti umani, e il via libera al progetto alternativo alla via della Seta. Se a Berlino, dopo l’incontro trilaterale, è uscita fuori solo una nota dedicata ai temi trattati nel colloquio – con una sottolineatura sulle richiesta avanzate dai leader europei in materia climatica – è stato il leader cinese a farsi sentire subito dopo, sollecitando l’Ue a impegnarsi “per il mantenimento di un vero multilateralismo”. Pechino rivendica dall’Europa “un ruolo più attivo negli affari internazionali”, e “un’autonomia strategica”, che sia di contributo “alla pace, alla stabilità, allo sviluppo e alla prosperità del mondo”, ha detto Xi. Il presidente cinese ha anche aggiunto di aver garantito alla cancelliera e al capo dell’Eliseo che l’obiettivo della Cina “è quello di svilupparsi bene e non di sostituirsi ad altri”. E sarebbe disposta “a rafforzare dialogo e cooperazione con tutte le parti, difendendo con forza sovranità, sicurezza e interessi”. All’ordine del giorno, stando alla nota del portavoce dell’esecutivo tedesco Steffen Seibert, “il commercio internazionale, la protezione del clima, e la biodiversità”.

Inoltre si è affrontata la questione della collaborazione nella lotta al covid e nell’approvvigionamento globale del vaccino. Merkel e Macron hanno chiesto a Pechino “nuovi adeguamenti” per il risparmio per gli obiettivi di breve periodo sul CO2 e “nuovi sforzi per la protezione della biodiversità”, in vista del vertice sulla convenzione, che si terrà a Kunming. Poco dopo, a margine del processo di Berlino con i paesi dei Balcani occidentali, la Bundeskanzlerin ha poi risposto a una domanda sulle politiche cinesi in Africa: e qui, pur affermando di apprezzare la disponibilità mostrata “a cooperare in formati trilaterali e multilaterali” nel continente, ha insistito sull’invito a Pechino “ad allacciarsi alle iniziative dei Compact with Africa, in qualità di membro G20”. Troppi Paesi con approcci diversi destabilizzano chi riceve sostegno, la chiosa.

Le relazioni Ue-Cina hanno alle spalle mesi di travaglio, culminati con il rifiuto del Parlamento europeo, il 20 maggio, alla ratifica dell’accordo sugli investimenti (Comprehensive Agreement on Investment), dopo le sanzioni scattate fra l’altro su cinque deputati europei, come ritorsione per le sanzioni dell’Ue su alcuni cittadini ed enti cinesi in materia di diritti umani, per le persecuzioni degli uiguri e la repressione di Hong Kong. Il G7 in Cornovaglia ha invece mostrato un’Europa meno rigida rispetto alla linea di Washington – le analisi hanno rilevato il rischio di una spaccatura, poi rientrata in una dichiarazione comune – col prevalere della linea Merkel-Draghi. Leader che spingono su una relazione con Pechino, articolata, nelle parole del premier italiano, su uno spirito di “competizione”, di “cooperazione” (indispensabile sui dossier del clima e della pandemia) e di “franchezza”, sul piano dei valori.

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