MGF: ancora tante le bambine nel mondo che rischiano si subirle
L’Università statale di Milano Bicocca e l’Università di Bologna hanno condotto uno studio i dati del quale sono impressionanti: in Italia vivono più di 88.000, ripeto ottantottomila, donne extracomunitarie che hanno superato l’adolescenza e che hanno subito mutilazioni genitali femminili, a volte eseguite nella stessa Europa.
I dati risalgono all’inizio del 2023 con un aumento, in Italia, nonostante leggi e divieti in vigore anche nei paesi di provenienza, dell’1% rispetto al 2019.
Oggi in Italia sono migliaia le bambine che rischiano di subire una mutilazione genitale, le donne che più sono state colpite e le bambine che rischiano di essere mutilate sono quelle di origine somala, egiziana, sudanese, nigeriana, etiope e guineana, i dati parlano di 230 milioni di donne che, nel mondo, hanno subito mutilazioni genitali.
Più volte, nel recente passato, vi sono state iniziative al Parlamento europeo per sensibilizzare le istituzioni sul problema e rafforzare il dialogo con le comunità degli immigrati in Europa e con i governi dei paesi nei quali questa abominevole pratica, anche se ufficialmente abolita, continua a mietere vittime.
Diverse sono state le iniziative prese al Parlamento europeo, tra le altre ricordiamo il convegno a Strasburgo del marzo 2013 organizzato dall’On. Cristiana Muscardini con la collaborazione di altre colleghe, tra le quali Roberta Angelilli, all’epoca vicepresidente del Parlamento, e Patrizia Toja vicepresidente della commissione Industria, l’intervento della Muscardini in aula nel giugno 2013, e quello del 2014, i documenti dell’ottobre 2008, quello del 2009 e del 2014, inoltre la lettera dell’On. Muscardini a Schultz nel marzo 2013 e i documenti Muscardini del 2012 e 2011.
Se ancora oggi i dati sono così allarmanti, e la salute fisica e mentale di migliaia di bambine è sempre messa a rischio, questo significa che non si è fatto ancora abbastanza, nonostante gli sforzi di tante associazioni, e che la politica deve tornare con più decisione ad occuparsi del problema di queste adolescenti che vivono in mezzo a noi in Europa e alle quali non possiamo voltare le spalle.
Occorre ritornare a parlare apertamente del problema sia con un dialogo con gli stati extra europei, nei quali le menomazioni continuano, nonostante le leggi ufficiali, ad essere applicate, sia avendo maggiori controlli sulle bambine che vivono da noi e provenienti da famiglie con culture che praticano o comunque accettano le menomazioni sessuali femminili.




