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MpS: l’atto finale

Strano paese l’Italia. E’di queste ore la notizia che il governo Draghi intenderebbe ricapitalizzare ancora una volta il Monte dei Paschi di Siena con ulteriori tre (3) miliardi dopo i 6,3 mld iniettati dall’ex ministro dell’economia Padoan, ora presidente di Unicredit, l’istituto bancario che dovrebbe acquisire Monte dei Paschi di Siena. Ancora una volta la classe politica intende utilizzare risorse pubbliche per rendere finanziariamente sostenibile l’acquisizione Monte dei Paschi di Siena da parte di Unicredit. Anche perché  va ricordato come solo pochi giorni fa l’istituto bancario senese sia risultato l’ultimo in Europa a seguito degli esiti degli stress test (https://www.ticinolive.ch/2021/08/03/il-monte-dei-paschi-sottoposto-a-uno-stress-test-risultato-inquietante/ ).

Il  governo Draghi si rende così complice di un disegno economico, politico e finanziario iniziato con l’acquisizione di Monte dei Paschi di Siena con risorse pubbliche voluta dal ministro Padoan (governo Renzi e Gentiloni) il quale ora come presidente di Unicredit, ripeto dell’Istituto bancario acquirente, intende scaricare sulla collettività anche gli ulteriori oneri finanziari derivanti dalla bocciatura degli stress test europei e del la stessa gestione degli esuberi dei dipendenti.

Sembra incredibile come tutto questo possa avvenire senza alcun interesse o attenzione  dimostrati dalla magistratura per un’operazione che presenta caratteristiche, nella loro gravità, simili alla vicenda delle banche venete ma con esiti opposti.  Sempre lo stesso ministro dell’economia Padoan, in quel caso, scelse di liquidare la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca a favore di  Intesa Sanpaolo dopo avere sostenuto la transizione dalle quote di risparmio in capitale di rischio scaricando ogni onere e rischio di investimento  sui risparmiatori: una sorta di “bail in” privo di ogni limite.

Nel caso senese odierno lo Stato, invece, dovrà anche farsi carico degli oltre cinquemila (5.000) esuberi della banca Toscana per diminuire l’ onerosità  dell’acquisizione di Unicredit.

Il  sistema bancario italiano ha rappresentato fino a questo momento, ma nulla promette di diverso  per il futuro, il peggiore intreccio istituzionale di intrighi tra mediocre e prezzolata classe politica con torbidi interessi finanziari. Basti ricordare come dei dieci milioni  “assegnati” in prestiti al sistema dei partiti questi in bilancio risultino ora come 9,7 milioni di Npl.

La sintesi di questa “nefanda associazione” di torbidi interessi va interamente a discapito della funzione principale degli Istituti bancari, cioè quella di finanziare la crescita economica.

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