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Nel 2020 boom di richieste di aiuto da parte delle donne (+72%)

Nel 2020, l’anno della pandemia, la permanenza forzata in casa di molte donne si è tramutata in un vero e proprio inferno. Il numero delle violenze di partner e conviventi ha fatto saltare l’asticella delle richieste di aiuto al 1522, il numero antiviolenza e stalking. Tra marzo e ottobre dell’anno scorso – ha certificato e in qualche modo ribadito il 2/o Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia, realizzato dal Censis e da Federsicurezza – le chiamate sono state 23.071, aumentate del 72% rispetto alle 13.424 dello stesso periodo del 2019.

Ma l’aumento della paura e dell’ansia ha interessato un po’ tutti gli italiani, condizionandone fortemente la qualità della vita: il 75,8% ha paura di camminare per strada e di prendere i mezzi pubblici di sera, l’83,8% teme di frequentare luoghi affollati, l’88,5% di incontrare persone sconosciute sui social network, il 76,3% ha paura di condividere immagini sul web e il 22,5% di stare a casa da soli di notte. Il tutto in un contesto composto da oltre 6 milioni di italiani che ha paura di tutto, i cosiddetti ‘panofobici’, persone che in casa o fuori vivono costantemente in stato d’ansia. E tra questi prevalgono le donne (18%), seguite a ruota dalle persone con meno di 35 anni (16,3% pari a 1,7 milioni).

La presenza della paura in realtà cozza con un drastico calo (-19%) delle denunce per reati (1.866.857) rispetto al 2019. Nonostante ciò per due terzi degli italiani (il 66,6% del totale) la paura di rimanere vittima di un reato non è diminuita e per il 28,6% è addirittura aumentata. Un settore in crescita è il cybercrime, con 241.673 truffe e frodi informatiche, il 13,9% in più rispetto all’anno precedente. E il risultato è che un italiano su tre non si sente sicuro quando fa operazioni bancarie online o usa sistemi di pagamento elettronici per acquisti in rete. Secondo lo studio il 50,5% degli italiani esprime fiducia nelle guardie giurate e negli operatori della sicurezza privata, “ma – ha detto durante la presentazione del rapporto il consigliere di Federsicurezza Alberto Ziliani – il 55,7% è convinto che il settore avrebbe bisogno di un maggiore riconoscimento sociale”. “In termini di sicurezza – ha evidenziato la deputata di Forza Italia Annagrazia Calabria, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali della Camera – le parole chiave devono essere prevenzione e sussidiarietà, affinché si crei una sistema integrato di tutela che poggi anche sui privati, adeguatamente formati”.

“E’ necessario investire sulla fiducia dei cittadini”, ha avvertito il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni (Lega). “E’ un tema importante quello della sicurezza integrata, sia quando si parla della propria abitazione che dell’intero Paese. E tutto deve andare di pari passo con il concetto di libertà. Anche per questo va difeso il settore della sicurezza privata, con le sue 1.700 aziende e i 70mila lavoratori che diventano 200mila se si tiene conto dell’indotto”. Nella sicurezza “serve integrazione tra pubblico e privato e le competenze debbono aumentare, visto anche l’aumento delle tecnologie”, ha rimarcato Alberto Pagani (Pd) della Commissione Difesa della Camera.

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