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Proposte perché le democrazie possano sopravvivere

Putin detiene il potere in Russia da 26 anni, come presidente o primo ministro, nel corso di questi anni ha incontrato, in diverse occasioni, cinque presidenti degli Stati Uniti, Clinton, Bush, Obama, Trump, Biden, ed ora ha nuovamente Trump, i presidenti americani cambiano, si alternano democratici e repubblicani, lui, Putin, è sempre lui, lo zar.

Le democrazie, anche quelle particolarmente imperfette come l’americana, consentono, all’elezione di un nuovo presidente, modifiche alla linea politica interna ed internazionale e i cittadini hanno, se sono iscritti alle liste elettorali, una possibilità di scelta in ogni elezione e di manifestare consenso o dissenso durante il mandato del presidente eletto

Le oligarchie, per non dire in modo più veritiero le dittature, camuffate con finte elezioni alle quali gli oppositori non si possono presentare perché imprigionati o fisicamente soppressi, possono decidere come vogliono senza temere il confronto con il popolo tenuto rigidamente controllato dal potere.

Le democrazie rispondono alle leggi internazionali e danno conto del loro operato ai rispettivi parlamenti, rispettano la Carta universale dei diritti dell’uomo, la convenzione di Ginevra, i confini e le sovranità degli altri Stati, difendono, spesso congiuntamente, i diritti violati in altre nazioni ed il loro territorio senza minacciare od eseguire invasioni di territori altrui e anche nel modernizzare i loro armamenti osservano regole internazionali.

Le dittature sono libere da vincoli e, specie quando il capo assoluto ha creato quei meccanismi di potere e controllo che impediscono la crescita, a volte anche la nascita, di qualunque dissenso, possono agire in ogni campo costruendo armi sempre più letali per la distruzione di massa, possono invadere ed annettersi il territorio di altri stati, minacciare anche guerre nucleari, trafficare, ignorando ogni regola, con dittatori loro omologhi, in sintesi possono fare tutto ed il contrario di tutto, possono mentire impunemente come ha fatto Putin anche poche ore prima di invadere l’Ucraina.

Le dittature conoscono solo la forza e la minaccia come strumenti di confronto a qualunque tavolo di trattative perché possono usarle come e quando vogliono mentre le democrazie, seppur imperfette, cercano di parlare di leggi e principi, di diritti e di libertà, tutte parole ignote a chi governa d’imperio.

Se le democrazie, e parliamo specialmente del continente europeo, vogliono sopravvivere hanno una strada obbligata che ha alcuni urgenti passaggi:

1) federare o confederare l’Unione Europea, anche attraverso la iniziale realizzazione di un’Europa concentrica che veda un nucleo di paesi dare immediatamente vita all’Unione politica e di conseguenza di difesa, chi non si sente pronto lo farà in un secondo tempo come è avvenuto per la moneta unica;

2) stringere rapporti, non solo politici ed economici ma anche militari, con quei paesi in via di adesione o che aspirano alla stessa;

3) potenziare il deterrente di difesa sapendo di non poter contare che su se stessi;

4) difendere gli stati amici ed alleati se attaccati;

5) contrastare chi deroga dal diritto internazionale, ogni deroga diventa un precedente che scardina ogni convivenza civile;

6) affrontare il tema dell’Onu che non può avere un sistema tale per cui un paese aggressore di un altro, vedi la Russia, resta al vertice dell’Organizzazione invece che essere espulso o almeno sospeso fino alla fine delle violazioni e della guerra che ha iniziato, l’Onu deve sancire che chi viola il diritto internazionale deve pagare in termini politici ed economici per i danni che ha causato e non può fare parte dei vertici decisionali

7) ottenere la totale revisione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, ormai diventata pericolosamente obsoleta da anni o ritirarsi tutti insieme dalla stessa che è ormai strumento nelle mani di alcuni paesi, Cina in testa, causando sperequazioni e danni a chi si comporta correttamente e oggi più che mail il mercato può essere motivo di guerra o di pace

8) trattare con gli Stati Uniti a pari livello, dazi compresi;

9) capire che sottostare a minacce e ricatti una volta significa mettersi per sempre alla mercé di chi usa la forza e l’inganno;

10) riorganizzare reciprocamente il proprio corpo diplomatico che in troppe occasioni sembra non essere stato in sintonia con l’attuale società basata su sistemi informatici, dichiarazioni in tempo reale e con la realtà geopolitica che è in continuo divenire anche per motivi di carattere scientifico, militare ed ambientali.

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