Attualità

Politica fiscale: la relazione cause effetto

La storia ma anche la semplice analisi del passato prossimo nel nostro Paese  non insegnano assolutamente nulla a chi non la conosce ma soprattutto a chi intenda addirittura negarla.

Il governo Monti, forte della considerazione e della promessa di avviare un’opera di reale risanamento della spesa pubblica si limitò nel proprio incerto incedere ad un aumento della pressione fiscale ed alla introduzione di tasse sui beni di lusso come autovetture oltre una determinata potenza e natanti.

In particolare la nuova tassa sui natanti incassò meno del 30% delle previsioni ma al contempo fece crollare il mercato interno del 90% allontanando 40.000 natanti dai nostri porti e darsene. Soprattutto, però, la conseguenza più grave quanto non valutata nella sua ricaduta economica e sociale causò la perdita di oltre 20.000 posti di lavoro nella sola cantieristica. In altre parole, come sempre in Italia si pensa di colpire i beni di lusso (espressione del diavolo) attraverso una aggressione fiscale quando poi invece a pagarne le conseguenze di tale scellerata politica come sempre sono i lavoratori che in tali settori industriali e di servizi trovano la propria progettualità economica e sociale. Dimostrando ancora una volta, come anche con il Prof. Monti, e con lui l’intera schiera del mondo accademico all’interno di  un periodo di recessione come quello del 2012, aver aumentato la pressione fiscale sui beni “alto di gamma” si  traduca in una  ulteriore crisi di un settore specifico e di conseguenza dell’intero sistema: il tutto ovviamente sempre e solo per coprire la spesa pubblica.

Ora che al governo siedono altri esponenti del mondo dell’economia che si definiscono dotti esponenti di una dottrina assolutamente diversa da quella dei precedenti governi, e quindi anche del governo Monti, ecco riemergere una nuova gabella fiscale sui Suv (il cui conio fiscale va riconosciuto al ministro Visco del Pd, vero esponente talebano della funzione della pressione fiscale e sulle auto di grossa cilindrata e potenza). Ovviamente tali luminari della economia “mondiale”, ora al tavolo di governo, non valutano, anzi negano, ogni riflesso relativo per l’occupazione italiana che in questi settori trova la propria espressione professionale.

Esattamente come colui che loro indicano come uno dei maggiori rappresentanti “del globalismo economico” questi adottano la medesima dottrina economica e quindi gli stessi  provvedimenti fiscali  con la medesima funzione di coprire le proprie incapacità nel reperire risorse finanziarie che permettano di attuare le ridicole quanto avventate  promesse elettorali.

In altre parole proprio i cosiddetti “sovranisti“, esponenti del nuovo corso economico, si dimostrano esattamente simili se non addirittura identici, ai loro nemici “globalisti” nelle scelte di politica fiscale. Questi ultimi per lo meno hanno a parziale giustificazione l’imbarazzante mancanza di visione nel medio termine relativa agli effetti delle politiche fiscali attuate.

I “Sovranisti” viceversa, pur avendo la possibilità di comprendere gli effetti devastanti di una politica fiscale che penalizzi in particolare un settore come quello “alto di gamma” non solo non li comprendono,  e forse pure li ignorano, ma arrivano addirittura a negarne gli effetti relativi alla economia reale e quindi alle ripercussioni occupazionali.

In più in un momento di congiuntura ed incertezza a causa  del  rallentamento della crescita internazionale (fondamentale per una economia export-oriented come quella italiana) e di fronte ad una forte contrazione dei consumi (-2,5%  generale, -0;6% quelli alimentari e crescita PIl +0% nell’ultimo trimestre) molto simile a quelle del governo Monti del quale “a propria insaputa” i “sovranisti” copiano e prendono a modello.

Da oltre due trimestri la nostra economia si trova nella non invidiabile situazione di Stagflazione (crescita Pil inferiore al tasso di inflazione) e il cui effetto rimane assolutamente sottostimato nell’impatto per i consumi italiani dai grandi economisti e dal governo attuale che ci porterà dalla stagflazione alla recessione fiscale  anche per gli effetti dello stesso aumento della  pressione fiscale.

Tutto questo senza che nulla sia stato compreso della disastrosa politica economica del governo Monti il cui supposto risanamento espresso attraverso la riduzione dello Spread va invece interamente ed esclusivamente attribuito all’azione del presidente della BCE Mario Draghi il quale comprò al mercato secondario tutti i titoli del nostro debito non sottoscritti.

Non esiste peggiore sciagura per un paese  di una classe politica e dirigente  che non conosce la relazione causa effetto se non una come quella attuale la quale arriva addirittura a negare tale relazione.

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