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Quale “sviluppo” delle estrazioni di gas nazionale?

Da oltre un anno il governo Draghi e il ministro Cingolani hanno ripetutamente affermato come entrambi considerino fondamentale, per attenuare gli effetti devastanti della escalation dei costi energetici per imprese e cittadini, puntare sullo sviluppo della estrazione di gas da giacimenti italiani passata nei primi anni 90 dai 21 milioni di metri cubi a poco più di 3,4 del 2021, a fronte di un consumo nazionale di 76 miliardi di metri cubi.

Il 4 di aprile, all’interno di un mio breve intervento, avevo pubblicato invece il costante trend negativo relativo all’estrazione di tutto il 2021 (oltre -18%) e di febbraio 2022 (oltre -24%) i quali, senza alcun dubbio, ponevano in ridicolo le affermazioni tanto del ministro della Transizione energetica quanto del Presidente del Consiglio dimostrando, infatti, come le estrazioni di gas da giacimenti nazionali diminuissero progressivamente da mesi https://www.ilpattosociale.it/…/solo-chiacchiere-e…/.

Nel frattempo lo stesso governo, verso la fine del 2021, ha approvato ed introdotto un nuovo protocollo definito Pitesai all’interno del quale vengono definiti i nuovi protocolli per identificare le aree del territorio italiano in cui vengano consentite la ricerca e successivamente l’estrazione di gas naturale. Sulla base di questo nuovo atto governativo nei soli pochi ultimi mesi, durante i quali all’aumento dei costi energetici legati all’inflazione si sono aggiunte le conseguenze dell’evento bellico, risultano rifiutate quarantadue (42) su quarantacinque (45) richieste di attività di ricerca sul territorio nazionale finalizzate a creare nuove quote estrattive.

In pieno questo delirio ambientalista si aggiunga, poi, come delle centotto (108) attività estrattive già operative da anni circa il 70% potrebbe essere soggetto a sospensione in quanto questa attività avviene all’interno di zone definite ora non idonee, quindi  ex post, proprio sulla base di questo nuovo protocollo del governo Draghi nel 2021.

E’ evidente come tanto Draghi quanto Cingolani abbiano dimostrato ampiamente di aver mentito nelle loro dichiarazioni pubbliche e di operare contro lo sviluppo dell’attività estrattiva da giacimenti nazionali.

I dati pubblicati nel mio intervento del 4 aprile vengono confermati e rappresentano ora, alla luce di questo protocollo, addirittura la cristallina espressione di una strategia governativa che si manifesta come sintesi nefasta della follia ideologica ambientalista ma anche di una incapacità intellettuale nel comprendere il momento storico di estrema difficoltà per le imprese e per i cittadini italiani in relazione ai costi energetici e alle bollette.

Quando qualcuno riduce la complessa questione energetica ad una banale e retorica scelta tra un grado di aria condizionata o di riscaldamento e la pace non ci si può decisamente attendere nulla più di questo.

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