Quello che Trump e la sua amministrazione non hanno ancora compreso
Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Prof. Francesco Pontelli
Da sempre gli Stati Uniti temono un’alleanza euroasiatica. La sola idea di un’alleanza o una stretta cooperazione tra Europa e Russia rappresenta da sempre un incubo geopolitico per gli Stati Uniti e si è sempre confermato il pericolo da scongiurare attraverso le strategie statunitensi adottate fin dall’inizio del XX secolo. Questa prospettiva, spesso citata in ambito geopolitico, si basa sull’idea che un’unione tra le risorse naturali russe e la capacità industriale e tecnologica europea (specialmente tedesca) creerebbe un polo di potere eurasiatico in grado di sfidare direttamente l’egemonia globale degli Stati Uniti .All’interno di questa strategia politica la stessa funzione della NATO, necessariamente, ha ricalibrato i propri obiettivi politici e strategici, ridefinendo i veri ed inconfessabili traguardi dell’Alleanza Atlantica, e cioè “Tenere i russi fuori, gli americani dentro e i tedeschi sotto”.
Questa strategia mirava ad impedire che la Russia espandesse la propria influenza nel continente europeo e che conseguentemente le potenze europee potessero allontanarsi e smarcarsi dall’orbita statunitense. Ora, nel più assoluto delirio, Trump minaccia di creare le basi proprio per una riedizione nel terzo millennio proprio di quella Alleanza tra Europa e Russia tanto temuta nel secolo precedente ma che molto probabilmente si potrebbe creare una volta finito il conflitto in Ucraina.
Questa inversione di priorità dell’amministrazione statunitense di Trump renderebbe di nuovo economicamente vantaggioso un avvicinamento tra Europa e Russia e sarebbe per gli Stati Uniti sicuramente un suicidio in politica estera e strategia economica. Se, come è, il terrore degli Stati Uniti rimane un riavvicinamento dell’Europa alla Russia, sintesi di capacità industriale e risorse energetiche, persino la Cina potrebbe risultarne danneggiata.
Questa Alleanza potrebbe poi estendersi anche al Medio Oriente, soprattutto nella prospettiva di una frammentazione degli organi di rappresentanza dei paesi produttori di petrolio (Opec), rendendolo un alleato tecnico in grado di fornire energia al posto dello shail oli statunitense a prezzi assolutamente fuori mercato.
Il paradosso di una politica senza visione viene rappresentata proprio da “America First” attraverso la quale Trump ha cercato di isolare l’Europa dalla Russia per preservare la propria egemonia, promuovendo nel contempo una sudditanza energetica europea a favore di quella statunitense ma con dei costi decisamente superiori rispetto a quelli del “nemico” russo.
Ma ora, abbandonare l’Europa ritirando un numero cospicuo di militari dalle basi Nato, significherebbe ricreare le condizioni energetiche ed economiche per riavviare un avvicinamento dell’Europa con la ‘nuova Unione Sovietica’, rendendo così vani tutti gli sforzi delle amministrazioni americane precedenti Questo per gli Stati Uniti rappresenta il vero pericolo tanto a livello economico che geopolitico, che l’attuale presidente Trump ovviamente non ha ancora minimamente compreso, continuando a minacciare il ritiro dei propri soldati dalle basi Nato.
Minacciare i propri alleati storici rappresenta un suicidio politico, strategico ed economico, che un qualsiasi politico, anche se di modeste competenze, eviterebbe accuratamente di prospettare anche se solo come una forma di pressione.




