Questione di Stretti
Come è naturale l’attenzione di tutti è concentrata sullo stretto di Hormuz la chiusura del quale ha già messo in difficolta molti Stati, non solo in Europa, ma un altro pericolo incombe sul nostro futuro economico, infatti lo stretto di Taiwan rimane a rischio per la continua minaccia di un’invasione cinese.
Le conseguenze della chiusura di Hormuz al passaggio delle navi è grave specialmente per tutto il comparto legato al petrolio ma, secondo gli analisti, appena terminerà il conflitto i problemi si dovrebbero risolvere in breve, tutto dipende ovviamente dai tempi necessari per arrivare ad un accordo, sempre ammesso che sia realizzabile, più complessa invece può essere la situazione legata ai fertilizzanti o all’elio.
L’eventuale chiusura, o temporanea inagibilità, dello stretto di Taiwan, che potrebbe cadere sotto il diretto controllo cinese, porrebbe problemi ancora più gravi in quanto il 90% dei semiconduttori più all’avanguardia sono prodotti a Taipei e sono quelli utilizzati sia per uso militare che per l’intelligenza artificiale.
Se la Cina dovesse mettere in essere un blocco navale intorno a Taiwan, o addirittura invadere l’isola, tutto il settore hi-tech, sia americano che europeo, sarebbe messo in ginocchio.
Per cercare di prepararsi agli scenari più tragici, il collasso del nostro sistema economico e di comunicazione, sia gli Stati Uniti che l’Europa stanno mettendo a punto nuove stamperie di semiconduttori ma non è né semplice né veloce realizzarle in modo che possano sopperire all’immensa esigenza che vi è di questi prodotti.
Di fronte ai nuovi scenari di questi ultimi anni, cominciati con la spietata guerra di Putin contro l’Ucraina, il mondo vive in continue incertezze ed una volta di più si è, purtroppo, dimostrato, come solo alcuni sostenevano, che c’è un limite alla globalizzazione, nessun paese dovrebbe essere così dipendente da altri da rischiare, in caso di conflitti o di catastrofi, di rimanere privo di beni essenziali per la sopravvivenza della propria economia e della vita dei suoi abitanti.
Una lezione soprattutto per gli europei la cui lentezza nel decidere e nell’agire aggrava ogni problema mentre c’è ancora chi, commettendo un grave errore, continua ad opporsi al voto a maggioranza all’interno del Consiglio e mentre l’Europa discute un’altra parte del mondo va avanti.




