Ranucci: una inchiesta doveva farla su Lavitola
Non è necessario spendere molte altre parole su Lavitola, da anni, troppi, noto alle cronache come inquietante faccendiere, poi tramutatosi in farabutto e in delinquente, perché oggi dobbiamo tornare ad illustrare le sue gesta, la rete è più che aggiornata su ogni vicenda.
Quello che colpisce, e merita un breve ragionamento, è come persone di fama e successo, come Ranucci, siano disponibili a frequentare, fraternamente, pregiudicati mai pentiti delle loro numerose malefatte, menzogne, inganni, tradimenti.
Avere una fonte dovrebbe imporre, ad ogni giornalista o operatore di giustizia di 1) verificare l’attendibilità della fonte e cioè se la persona che racconta fatti o presunte prove non sia un millantatore, 2) quali sono i modi con i quali la fonte ha ottenuto le notizie, se cioè ci siano stati ricatti o minacce oppure utilizzo di canali che non dovrebbero essere accessibili, 3) cosa chiede in cambio la fonte per le notizie che passa, oggi o domani il suo corrispettivo lo vorrà e potrebbe essere qualcosa di non accettabile, almeno deontologicamente, 4) in ogni caso una fonte, lo sanno bene carabinieri, poliziotti, guardia di finanza e giornalisti corretti, non può mai diventare un amico fraterno proprio per la sua attività di spia dei fatti altrui.
Purtroppo la vicenda non solo dimostra una indifferenza pericolosa, da parte di Ranucci, personaggio pubblico, rispetto alla più elementare forma di prudenza nelle frequentazioni ma anche uno smodato desiderio di trovare comunque e sempre mostri da sbattere in prima pagina senza accorgersi che il mostro era al suo fianco e da lui amichevolmente frequentato.
Il desiderio di successo, diventato incontrollabile, ha travolto la credibilità di un giornalista che, al di là delle sue idee politiche e della palese, e spesso eccessiva, faziosità, rappresentava quel giornalismo di inchiesta utile e necessario in democrazia.
il delirio di onnipotenza colpisce tutti, non solo alcuni politici o magnati e ciascuno di noi ha il dovere di vigilare e contrastare chi, nel suo campo, si crede inattaccabile e autorizzato a qualsiasi dichiarazione od azione.
Dalla vicenda scaturisce anche il danno collaterale non solo sull’immagine della Rai e dei collaboratori della trasmissione, se ignoravano chi fosse la fonte dalla quale partivano certe inchieste, ma anche sulle inchieste stesse per poter distinguere il vero dal falso, le illazioni dalle notizie concrete e preoccupanti che la trasmissione ha fornito.




