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Risanare, ripensare, correggere e cominciare una nuova era

Ogni giorno i media, più volte  al giorno, ci riportano autorevoli voci, nazionali ed internazionali, che sottolineano come l’anno prossimo il Pil italiano, cresciuto nel 2022 del 3,2%, sarà pari a zero e come l’arresto della crescita riguarderà più o meno tutto il pianeta.

Tenuto conto che, al momento, in Italia la disoccupazione è ai minimi queste catastrofiche previsioni non ci preoccupano più di tanto, non è scritto in nessun testo sacro che nei paesi sviluppati il Pil debba continuare a crescere, il problema è grave, invece, se questo stop alla crescita avverrà nei paesi poveri o in via di sviluppo, un problema che gli esperti analisti non hanno ancora valutato con la necessaria attenzione .

Non è, a nostro avviso, l’eventuale mancanza di crescita futura del Pil  che dovrebbe impensierirci ma il costante impoverimento di sempre più larghe fasce della popolazione, impoverimento e disagio che solo in parte sono dovuti alle conseguenze della guerra scatenata da Putin contro l Ucraina o al pesante periodo covid che, per altro, non è ancora finito.

Come molte volte in politica si è detto “bisogna fare i conti con la storia”, conti che raramente sono stati fatti con i risultati che tutti vediamo dall’imbarbarimento di linguaggio alla povertà di contenuti in tutti i settori, altrettanto oggi bisognerebbe avere il coraggio di dire e di fare i conti con l’economia, la finanza e gli errori commessi e che si continuano a commettere.

Ed i conti andrebbero fatti anche con le realtà sociali, scientifiche e culturali.

Siamo una società che ha lasciato cancellare qualunque valore di riferimento, compresi quelli oggettivamente immutabili come le leggi di natura.

L’ecosistema del quale tutti parliamo è stato distrutto dalla cupidigia  e dall’ignoranza supportate dall’arrogante presunzione di essere noi, singolarmente, imprenditori, scienziati, politici, uomini d’affari, speculatori o arrivisti in cerca di un posto al centro del mondo. Le poche voci dissidenti sono state ignorate e zittite per poi rimanere tutti attoniti di fronte all’inesorabile ribellione della natura.

Risanare e cominciare una nuova era non sarà né facile né indolore perché dovremo imparare a coniugare intelletto e ragione con cuore e passione, come ricorda la celebre etologa Jane Goodall nel suo Libro della speranza, un manuale di sopravvivenza per un pianeta in pericolo. Un percorso possibile se i giovani usciranno dalla apatia, dallo spirito d’imitazione degli errori degli adulti, dalla ricerca di appagamenti fugaci come surrogato dei sentimenti.

In ogni parte del pianeta il seme dell’autodistruzione ha messo radici mosso da interessi economici che, troppo spesso, si sono trasformati in illeciti.

La finanza ha travolto l’economia reale e precipitato in un buco nero milioni di persone e migliaia di istituzioni ed enti con i tossici derivati. Un capitalismo autoreferenziale e senza quel minimo di regole, non solo etiche, che consentono alle società di crescere con la miglior armonia possibile, ha la responsabilità di tante catastrofi che si sono succedute sempre più negli ultimi anni.

I governi di troppi paesi hanno trasformato la politica nell’arte del proprio interesse e non del bene comune intossicando anche i paesi più poveri e tollerando, pur di fare affari, ingiustizie, sperequazioni, violenze.

Gli esempi sono molti: dalle delocalizzazioni selvagge in aree dove si lavora in regime di schiavitù alla vendita di know how essenziali per il futuro della propria economia, dalla distruzione di foreste, con il modificarsi dei venti e delle piogge, le cui conseguenze si registrano anche a migliaia di chilometri, alla mancanza di una politica sociale sia per i cittadini del proprio paese che per gli immigrati.

Degli  immigrati l’economia occidentale ha bisogno ma non è in grado, o non è interessata ad elaborare con la politica progetti responsabili rispetto alle necessità, dalla costruzione di case popolari ai sistemi di corretta integrazione.

L’intellighenzia culturale concentra l’attenzione su diritti collettivi di determinate categorie ignorando le conseguenze che subiranno altri, i bambini in primis, ed ignora la necessità di migliorare i diritti civili individuali: le lobby sono più attrattive e remunerative.

I mass media preferiscono puntare sul maggior ascolto che gli utenti danno alle notizie negative, dai conflitti alle violenze e alle contrapposizioni accese e prive di dialogo e, più o meno consapevolmente, promuovono anch‘essi nuova paura e violenza.

Sono ormai  globali l’ignoranza delle reali situazioni geopolitiche ed umane, così come della storia e dei suoi  ciclici corsi e ricorsi, come diceva Vico. Sono ormai dilaganti l’indifferenza e la mancanza di empatia ed introspezione, la corsa all’apparire e al denaro a qualunque costo, l’invidia, l’arroganza, la competizione estrema, e la violenza, verbale e  fisica, quella violenza che in ciascuno sarebbe dote necessaria per difendersi è invece diventata difetto gravissimo perché, ora più che mai, è usata per offendere il più debole.

Gli scienziati, che in molti casi ci hanno salvato la vita, in altre occasioni sono stati solo tesi al risultato della ricerca fine a se stessa, dalla bomba atomica ai molti virus letali coltivati nei laboratori.

Anche quel meraviglioso strumento di comunicazione che è la Rete, in assenza di regole comuni, si è troppe volte tramutata nella cassa di risonanza di notizie false e pericolose o, ancor peggio, è diventata il veicolo di connessione tra terroristi, pedofili e spacciatori di droghe, di medicinali e merci contraffatte ed illegali, per non parlare dei giochi pericolosi che istigano i ragazzi al suicidio o del traffico illegale di animali: business che portano ad immensi guadagni alle associazioni criminali.

Abbiamo più volte, da queste pagine e non solo, suggerito ai precedenti governi ed alle forze politiche la necessità di un vero e proprio capovolgimento di un sistema che ormai è diventato corrotto.
Riproponiamo ancora una volta, con inesauribile speranza, al nuovo governo un vero cambio di rotta, utile all’Italia e che possa essere esempio per gli altri paesi, l’economia non può essere surclassata dalla finanza, le nostre banche, come i nostri enti territoriali, non devono più acquistare derivati, gli imprenditori per essere difesi devono a loro volta garantire di ottemperare ad una serie di regole, etiche, sociali, che difendano il lavoratore e non mettano in difficoltà il sistema paese, le innovazioni, anche tecnologiche, devono concedere il tempo di adattamento necessario e tenere conto della popolazione più anziana e dei più deboli, la violenza deve essere perseguita in ogni sua forma, la libertà dei popoli va difesa, la libertà di ogni individuo deve  trovare limite nel rispetto della libertà altrui.

In sintesi un nuovo patto sociale per rifondare la sinergia tra capitale e lavoro per un nuovo e diverso capitalismo, tra nazione, Unione Europea e partner internazionali per costruire una pace vera e un progresso civile, tra cittadini ed istituzioni per sconfiggere l’astensionismo e la sfiducia e ripartire insieme.

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