Attualità

Sfuggire alla schiavitù dell’algoritmo è possibile

Un algoritmo è una formula matematica ed è divenuta famosa perché si usa al computer come procedura o programma, cioè come una serie di istruzioni per trovare soluzione a un dato problema. Gli algoritmi accompagnano l’uomo sin dagli albori della civiltà, assistendolo in questioni piccole e grandi dell’esistenza e oggi risultano utilissimi, anche perché, appunto, combinati con la potenza dei computer.

L’abbinamento tra algoritmo e potenza di calcolo dei computer fa però sì che i dati personali che vengono inseriti quando ci si registra su qualche applicazione o social network – non solo Facebook ma anche un sito di prenotazione di voli o alberghi per dire – divengano informazioni utili ad orientare l’offerta del mercato o a predire i comportamenti delle masse, attraverso metodi statistici e tecniche di profilazione predittiva. L’intelligenza artificiale si esercita su questi dati e diventa sempre più potente quanto maggiori sono i dati che le vengono messi a disposizione (la Cina ha enormi progetti in tal senso, disponendo di un’immensa platea da cui attingere dati). E’ ormai esperienza comune che chi scarica online musica, compra libri o si cerchi destinazioni per una vacanza si veda fare proposte aggiuntive (sotto voci come ‘poterebbe interessarti anche…’). Il libro Algoritmi scritto dal docente di logica matematica Carlo Toffalori ed edito da Il Mulino fornisce un’ampia rassegna in proposito.

Algoritmi e intelligenza artificiale insomma sono strumenti efficacissimi di marketing e pongono d’altro lato problemi di privacy. Il lockdown per affrontare la pandemia di Covid-19, lo smart-working conseguente, la banale necessità di non restare tagliati fuori dal mondo a casa propria dimostrano che non si può fare a meno della tecnologia, d’altro lato – soprattutto laddove vi sono sistemi politici non proprio liberali – vi è il problema di evitare che sia l’uomo al servizio della tecnologia e non il contrario. L’articolo 22 del Gdpr della Ue è una risposta a questa esigenza, scenari come quelli del film Matrix dei fratelli Cohen possono essere evitati, purché però vi sia consapevolezza che sono possibili e devono essere presi in considerazione se si vuole scongiurarli.

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