Sicurezza e infrastrutture prima del Ponte sullo Stretto
Dal 1794, come molti mezzi d’informazione hanno riportato, erano già note le gravissime condizioni idrogeologiche che, con l’incuria, la mancanza di interventi, l’aumento della popolazione, di case, fognature, tubature, e, non da ultimo, con il cambiamento climatico e le piogge costanti e torrenziali, hanno portato alla tragedia di Niscemi.
Senza andare troppo indietro negli anni, e perdersi in mille rivoli, andiamo all’ultimo disastro, alla tragedia di oggi, annunciata già da quanto era avvenuto nel 1997 a Niscemi, per renderci conto che nessuna ha effettuato le opere necessarie
Si indaga e, si spera, si identificheranno finalmente le responsabilità e si provvederà, in tempi brevi, a ridare alternative di vita a chi ha perso tutto, non solo la casa ed i beni ma anche quei ricordi che sono alla base dell’identità, ma ora è obbligatorio realizzare, non solo per Niscemi, quanto è necessario per impedire nuovi disastri.
La realtà, inconfutabile, è che l’Italia, in gran parte, è un paese a rischio, sia per le complesse realtà idrogeologiche, per le vaste aree soggette a terremoti, per l’attività dei vulcani, ai piedi dei quali sono stati costruiti interi paesi, che per le coste martoriate da abitazioni abusive e da costruzioni spesso edificate con materiale scadente e, non ultimo, per l’eccessivo consumo del suolo.
Non può più essere rimandata la costituzione di una commissione, con persone altamente qualificate, non legate alla politica ideologica, ad interessi elettorali o di categoria, che, con loro consulenti, agiscano in ogni regione, svincolati dalle amministrazioni regionali, per mappare tutto il territorio e procedere a tutti gli interventi urgenti.
Interventi di bonifica ma anche di demolizione di quanto è a rischio o non in regola, una mappatura che non guardi in faccia a nessuno e che abbia l’immediata conseguenza di porre al riparo, con le opere necessarie, tutti e tutto da nuovi rischi, da altre sciagure annunciate.
Dopo la tragedia del ponte di Genova si è impiegato un tempo infinito per mappare cavalcavia e ponti fragili o pericolosi ma, a distanza di otto anni, gli interventi, per metterli in sicurezza, non sono ancora stati realizzati completamente e continuiamo, in troppe strade, a viaggiare con una corsia per alleggerire il traffico nei punti pericolosi e la conseguenza è che il pericolo rimane.
I problemi tecnici seri, dalla risoluzione dei quali dipende la nostra vita, non possono essere affidati a coloro che si devono occupare del consenso elettorale o devono rispondere a chi li ha nominati e può sollevarli dall’incarico.
Senza polemiche ma guardando la realtà, dopo le onde alte quasi dieci metri che hanno sconvolto il litorale siciliano, distruggendo anche tratti della ferrovia, risulta evidente la necessità di rivedere la decisione di costruire il Ponte sullo Stretto.
Forse troppi non solo trascurano di valutare quanto è accaduto negli ultimi giorni ma sono anche ignoranti, cioè ignorano o fanno finta di ignorare, che il terremoto che distrusse Messina e Reggio Calabria nel 1908 portò alla morte 500.000 persone, che l’area resta a rischio terremoti mentre il mare e gli eventi climatici estremi sono più che mai incontrollabili e devastanti.
I soldi per il ponte siano usati per mettere in sicurezza le zone fragili e per costruire le tante infrastrutture delle quali la Sicilia e la Calabria sono ancora, ingiustamente, prive.




