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Supermercato Italia

Se all’interno di un supermercato Italia (A) nel quale si possa trovare ogni genere di beni esistenti venisse offerto un bonus aggiuntivo a carico dello stesso supermercato (debito aggiuntivo quindi) ma spendibile solo in alcuni settori merceologici questo determinerebbe l’immediata impennata di acquisti per i beni degli scompartimenti beneficiati dal bonus ma con una conseguente crescita dei prezzi estesa ad ogni tipologia  merceologica (inflazione a strascico determinata dalla sua stessa  aspettativa*). In questo contesto di crescita di prezzi reale ed attesa gli altri settori faticherebbero a mantenere i volumi storici di vendita. A fronte di questa domanda aggiuntiva lo stesso supermercato si avvarrebbe di nuove collaborazioni (a tempo determinato ed in rapporto alla sola durata del bonus) mentre rimarrebbero bloccate tutte le strategie di sviluppo nella gestione delle risorse umane e relative agli addetti degli altri reparti.

Gli esercizi commerciali situati nelle immediate vicinanze del supermercato avrebbero probabilmente una temporanea crescita dei consumi di caffè e di altri prodotti senza però indurli a programmare investimenti per il prossimo futuro a causa della percezione della temporalità delle politiche commerciale del supermarket: resterebbero cioè in vigile attesa (aumentando così le proprie giacenza liquide sui conti correnti).

Una volta esaurito l’effetto espansivo del bonus il supermercato potrebbe certificare, a livello finanziario, un forte incremento del fatturato con un conseguente netto miglioramento del rapporto debito e fatturato (debito/PIL). Questo risultato verrebbe ottenuto sostanzialmente a “costi fissi e stabili” in quanto i collaboratori a tempo determinato risulterebbero già usciti dall’organico ben prima della fine del ciclo economico incentivato dal bonus e rientrati in carico alle cooperative somministratrici di “servizi umani”.  Si creerebbe così la situazione ideale per la società di distribuzione (A) di diventare l’oggetto di una acquisizione da parte di un concorrente di dimensioni maggiori e quindi finanziariamente più solido (acquisizione private equity di aziende del Made in Italy).

Contemporaneamente se un altro  supermercato Italia (B), invece, abbassasse il livello generale dei prezzi praticati alla propria clientela (magari grazie ad un minore ricarico “fiscale” e limando gli “sprechi di struttura”, cioè la spesa corrente) i consumatori, dopo una iniziale incertezza ed una volta compresa e quantificata l’entità della nuova e maggiore disponibilità (a redditi costanti), aumenterebbero i propri acquisti magari anche utilizzando una parte di quelle risorse depositate nei conti correnti nati come espressione della propria incertezza nel futuro.

La percezione, infatti, di una nuova maggiore disponibilità si riverbera anche attraverso una nuova fiducia e quindi trova la propria manifestazione con l’aumento della domanda marginale (a redditi stabili) e, di conseguenza, in nuovi consumi, confermando ulteriormente l’importanza del sentiment in economia. (*)

La crescita del fatturato del supermercato coinvolgerebbe tutti i settori merceologici spingendo la direzione stessa a stabilizzare una quota di lavoratori già attivi all’interno della struttura, fino ad allora con contratti a tempo determinato, e magari contemporaneamente assumendone anche di nuovi per rispondere alla domanda in costante crescita.

I fortunati esercizi commerciali posti nelle immediate vicinanze del supermarket avrebbero una crescita costante dei consumi e verrebbero indotti a programmare una serie di investimenti finalizzati a migliorare e sviluppare le proprie potenzialità quanto il livello del prodotto, reintroducendo magari nel circuito economico una parte delle proprie liquidità prima giacenti inerti nei conti correnti. La stessa direzione del supermercato potrebbe finalmente abbandonare le quasi mensili e a basso valore aggiunto campagne di promozione 3×2 (elezioni) e sempre meno seguite dalla disorientata clientela (affluenza sotto il 50%) a favore invece di una politica di crescita complessiva attraverso investimenti strutturali con evidenti sinergie di costi e lasciando le promozioni ai classici periodi stagionali (nuova legge elettorale che concentri in poche date tutti gli appuntamenti elettorali).

In altre parole ecco come gli effetti della gestione del primo supermercato Italia (A) rappresentino la costante fotografia delle sciagurate strategie della classe politica e dirigente italiana negli ultimi trent’anni le quali hanno determinato solo ed esclusivamente la diminuzione del reddito disponibile per i cittadini italiani del -3,7 %, mentre in Germania (in più con un debito pubblico inferiore di oltre il 50%) risulta aumentato del +34,7%.

Nel secondo supermercato Italia (B), viceversa, si sperimenta una politica diversa ma espressione finalmente di una ritrovata competenza. Invece di attendere i successivi quanto improbabili effetti nel medio e lungo termine derivanti dal semplice e ripetuto rifinanziamento della spesa pubblica, nel secondo esercizio commerciale si predilige una crescita costante come espressione della maggiore capacità di spesa dei propri clienti (sostegno alla domanda interna). Un reddito disponibile legato più alla crescita del Pil del Paese che non a quella della spesa pubblica la quale, come inevitabile contropartita, determina la insopportabile crescita della pressione fiscale sempre più progressiva rispetto ai costi dei prodotti (accise carburanti e tassazione consumi).

Le diverse strategie utilizzate dal “management” della distribuzione Italia (A/B) fanno così risultare vicina al quadro complessivo del nostro Paese la prima e contemporaneamente lontana in modo imbarazzante la seconda. In più, di fronte alle nuove disponibilità finanziarie forniteci dalla Unione Europea, si continua a finanziare ulteriore spesa settoriale senza valutare il quadro d’insieme (supermercato A) mentre ancora una volta si dimentica il sostegno alla domanda complessiva (supermercato B).

Ormai emerge evidente come questo continuo sostegno al solo aumento della spesa pubblica non possa venire giustificato solo dalla fiduciosa attesa di benefici effetti nel medio e lungo termini ma ormai rappresenta soprattutto il livello di compromissione tra il ceto politico e quello affaristico imprenditoriale.

Va Infatti ricordato come l’aumento della spesa pubblica determini la crescita di quel potere di una classe politica sempre più assetata di nuove disponibilità con il solo obiettivo di  accrescere  così il proprio potere in modo   inversamente proporzionale al consenso di cui possa godere  (26.11.2018 https://www.ilpattosociale.it/attualita/la-vera-diarchia/).

A conclusione si auspica come la prossima volta, quando gli italiani andranno a fare la spesa, si ricordino finalmente quale dei due supermarket risulti più conveniente per i propri acquisti.

(*) Il premio Nobel per l’economia attribuito allo psicologo Daniel Kahnemann incanala la ricerca verso la relazione tra economia e mente.

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